La tavola ouija (dalla parola “sì” in francese e in tedesco) è uno strumento ideato per comunicare con gli spiriti interrogati da una medium, che risponderebbero componendo frasi con le lettere presenti sulla tavoletta stessa: inventato dagli uomini d’affari Elijah J. Bond e Charles Kennard e oggi commercializzato da Hasbro, questo gioco era particolarmente in voga fra il XVIII e il XIX secolo ed è oggi al centro dell’omonimo horror di Stiles White, esperto di effetti speciali e sceneggiatore di The Possession e The Boogeyman, al suo debutto alla regia.


Ouija racconta di un gruppo di ragazzi sconvolti dalla morte improvvisa della bionda Debbie (Shelley Hennig di Teen Wolf), trovata impiccata a un lampadario nella villetta di famiglia: la sua migliore amica, Laine (Olivia Cooke, della serie televisiva Bates Motel), insieme al ragazzo di Debbie, Pete (Douglas Smith, di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il mare dei mostri) e altri suoi compagni di scuola non riesce a rassegnarsi al suicidio dell’amica e quando trova una vecchia tavoletta ouija nella stanza di Debbie e prova a usarla per dire dirle addio. Ma la tavola ouija diventa il tramite attraverso cui uno spirito malvagio decide di perseguitare il gruppo di 5 amici.

Prodotto da Micheal Bay, Ouija -nei cinema dall’8 gennaio- è un horror classico in cui tutti gli ingredienti tipici del cinema di possessione, dalle porte cigolanti al finale, contribuiscono a mantenere continuamente alta la tensione e serrato il ritmo della narrazione. Contemporaneamente il limite del film è proprio nella scontata trama in salsa teen che vede un gruppo di ragazzini giocare con il sovrannaturale e cadere come i piccoli indiani di Agatha Christie: una storia già raccontata e dialoghi poco significativi.

Per un buon horror, spesso, i  brividi non bastano.