Si provi a chiedere a uno studente di cinema alle prime armi qual è il modello cui si ispira: non ci sono Hitchcock e Godard che tengano, il nome di Orson Welles eromperà con prepotenza, probabilmente grazie a quell’immaginario romantico da cineasta solo contro il sistema hollywoodiano che, a torto o a ragione, è stato attribuito alla sua figura.

E d’altro canto Quarto potere – Citizen Kane è uno di quei titoli che si ritrovano sempre alle prima posizioni, se non proprio alla vetta, delle usuali classifiche dei migliori film di tutti i tempi.

Welles è dunque ormai assurto al rango di mito, leggenda della settima arte, e proprio quest’anno si celebra non solo il trentennale della morte, avvenuta il 10 ottobre 1985, ma anche il più lieto centenario della nascita, che cade il 6 maggio.

A Roma la Cineteca Nazionale in collaborazione con il cinema Trevi si unirà ai festeggiamenti mondiali proiettando due dei suoi film meno conosciuti, appartenenti proprio a quel filone shakespeariano che il regista amava tanto: stiamo parlando del Macbeth e dell’Otello (realizzato tra l’altro anche nella capitale), cui manca all’appello il relativamente oscuro Falstaff.

In parallelo verranno presentati due volumi che si aggiungono alla sterminata bibliografia wellsiana: L’Otello senza acca. Orson Welles nel fondo Oberdan Troiani, curato da Alberto Anile e I mille volti di Orson Welles, a cura di Emiliano Morreale. Chiude la rassegna anche la prima del documentario Roma la città di Orson Welles di Ciro Giorgini, critico purtroppo scomparso da poco, tra i massimi esperti del cineasta, cui si deve anche il ritrovamento dell’inedito Too Much Johnson.

Welles amava definirsi un uomo rinascimentale per il modo in cui amava occuparsi di molteplici aspetti dei suoi film: interprete di impressionante presenza e carisma, sceneggiatore raffinato, scenografo, montatore e ovviamente regista alla costante ricerca di nuove soluzioni. Una personalità artistica complessa, la sua, che verrà omaggiata anche dall’incipiente Festival di Cannes.

La sezione Cannes Classic ospiterà infatti i restauri di tre film restaurati: l’ovvio Quarto potere, Il terzo uomo di Carol Reed, in cui Welles pur comparendo per pochi minuti ruba senza fatica la scena all’amico Joseph Cotten e quindi La signora di Shangai, noir tra i più asfissianti della storia del cinema, in cui Orson si divertiva-tormentava facendo a pezzi l’immagine della moglie Rita Hayworth, con cui era già in crisi al momento delle riprese.

Bologna aspetterà luglio per proporre una retrospettiva quasi completa nell’ambito della rassegna Cinema sotto le stelle: oltre ai titoli giù citati sarà possibile vedere anche L’infernale Quinlan – Touch of Evil, L’orgoglio degli Amberson, sabotato al montaggio dai produttori, il proteiforme Rapporto confidenziale, di cui esistono molteplici versioni, il kafkiano Il processo e il meraviglioso e avanguardistico documentario-saggio F come Falso.

Ottimo prestigiatore, grande oratore e fanfarone incontenibile (la leggenda del caos creato dalla versione radiofonica de La guerra dei mondi si deve sopratutto ai suoi racconti), Orson Welles ha sempre giocato sul filo dell’illusionismo col suo pubblico, a volte persino sabotando le proprie opere. Non è un caso che purtroppo alle celebrazioni dovranno mancare le proiezioni del suo celebre Don Chischiotte, di cui è disponibile un montaggio provvisorio non proprio soddisfacente, e l’ancora bloccato The Other Side of the Wind.

Nondimeno l’eredità cinematografica lasciata dal cineasta è talmente ampia da apparire sconfinata, e queste assenze di sicuro non si faranno sentire nelle varie celebrazioni che si terranno in tutto il mondo.