Un uomo si sveglia al mattino con un fastidioso fischio nelle orecchie. Trova un post-it della sua fidanzata che gli annuncia la morte del suo amico Luigi. Peccato che non si ricordi per niente di questo tizio. Inizia un girovagare tra medici azzeccagarbugli e una moltitudine di nuovissimi Mostri metropolitani da ricordare tanti personaggi di Risi, Monicelli e Scola. Incontrerà la madre, ebbra di vitalità social con la febbre da selfie, scoperta con un artistoide per nuovo compagno. S’imbatterà in un intellettuale in declino con una moglie giardiniera, un rapper adolescente che ha preso di mira Camus, un’editrice dai progetti pomposi e un prete scettico. Un bizzarro percorso che lo metterà comunque su una strada ben precisa.

Commedia graffiante e dal cervello fino, Orecchie arriva nei cinema il 18 maggio. Il regista si chiama Alessandro Aronadio, formato in America e già autore di Due vite per caso per il quale nel 2010 ha ricevuto diversi premi in decine di festival internazionali, a partire da un “casalingo” Nastro d’Argento. Osserva la sua Roma attraverso una fotografia in bianco e nero che dilata lentamente lo schermo, trucco recentemente utilizzato da un certo Xavier Dolan in Mommy. Ma nel mondo di Aronadio regna la commedia. “Orecchie è un on the road a piedi lungo un giorno, una tragicomica via crucis attraverso una Roma in bianco e nero, la storia di un uomo senza nome che, attraverso svariati incontri, raccoglie pezzi di un puzzle che alla fine compongono l’immagine di sé stesso”. Ha dichiarato l’autore. “È una commedia sul senso di smarrimento, di scollamento dalla realtà che ci circonda. Un mondo che spesso appare folle, incomprensibile e minaccioso”.

A Orecchie sono stati riconosciuti due premi durante la Mostra del Cinema di Venezia, due al Monte-Carlo Film Festival de la Comédie e uno al Bari Film Festival. Ma è anche un film felicemente indie. Per scelte estetiche e sospensioni del suo protagonista ricorda il newyorkese Frances Ha di Noah Baumbach. Non solo respirano con sarcasmo acuto i suoi dialoghi e piccole situazioni quotidiane sfociate in epopea di autocoscienza, ma ci pongono di fronte ai vizi, tic e pressapochismi più impuniti e attuali della nostra società. Questo spaesato flaneur con le difese abbassate ha la faccia di Daniele Parisi, l’asso d’attore che non ti aspetti. Davanti ai personaggi che deformano il suo cammino ricorda un po’ quell’innocenza incredula di Daniele Savoca nei panni del geniale tontolone di The Repairman. Ma non divaghiamo: Parisi s’imbatte in filosofie rap metropolitane e assurdità di un mondo ferocemente urbano, dove se per una volta racconti la semplice verità sei bruciato. Perché l’illusione, l’ebbrezza di una felicità fasulla ma sbandierata anziché messa insieme alacremente, giorno dopo giorno, è un Eldorado breve a raggiungersi. Anche se vano, più allettante. Così i personaggi del piccolo circo di Orecchie procedono dritti per le loro comiche brutture.

Perle da gustare una per una sono le caratterizzazioni e i cammei di attori come Piera Degli Esposti, Rocco Papaleo, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Massimo Wertmüller, Milena Vukotic e Andrea Purgatori. Una galleria memorabile di vizi e stravizi per la quale, riflettendo, vi ritroverete a sorridere, rabbrividire e poi a sbellicarvi dalle risate. Ognuno di loro stuzzicherà lo spettatore con un aspetto lampante di ciò che siamo diventati, nel bene, ma soprattutto nel male.