Al via la terza stagione di Orange Is The New Black. La fortunata serie tv statunitense, ideata da Jenji Kohan e trasmessa su Netflix, torna con una nuova ed entusiasmante stagione già disponibile sul servizio di streaming online on demand. La grande novità di quest’anno è che il terzo capitolo di Orange is the new black è già disponibile anche in Italia: su Mediaset Infinity, infatti, oltre alle prime due stagioni, disponibili per tutti gli abbonati alla piattaforma, sono già stati pubblicati i 14 nuovissimi episodi della terza stagione.

Taylor Schilling e Laura Prepon, che interpretano rispettivamente Piper e Alex, tornano con le loro incredibili vicende che hanno reso Orange Is The New Black una vera e propria serie tv campione di incassi incentrata sulla vita della prima, Piper Chapman, arrestata e condannata ad un anno di reclusione, per aver trasportato una valigia piena di denaro illecito che apparteneva alla sua fidanzata Alex. Jenji Kohan, creatrice della serie, ha dichiarato che la terza stagione di Orange is the New Black sarà incentrata sulla fede e sulla maternità, ripartendo dal colpo di scena che aveva chiuso l’ultima puntata della seconda stagione.

In occasione dell’arrivo della terza serie di Orange Is The New Black, inoltre, la Bibbia Usa dello show-business, Entertainment Weekly, ha dedicato per la prima volta  una copertina alla comunità LGBT: in evidenza sulla primissima pagina del settimanale c’è infatti Laverne Cox, che in Orange Is The New Black interpreta la carcerata Sophia Burset, travestita da Statua della Libertà con tanto di fiaccola in mano, sotto allo strillo “America’s Transformation”. “E’ la prima volta in 15 anni che dedichiamo una copertina a un’esponente della comunità LGBT”, dichiarano da Entertainment Weekly  sul sito ufficiale, “e lo facciamo con l’attrice transgender più famosa d’America”. Dal canto suo, invece, la Cox ha confidato nell’intervista al settimanale americano che “anni fa non avrei mai pensato di ricevere biglietti d’auguri natalizi da Beyoncè e scattare selfie con Jane Fonda ma oggi posso rivendicare i diritti di una comunità che non è legata propriamente agli interventi chirurgici, quanto ad una transizione che se fatta in pubblico può a volte far più male di un bisturi”.