Su Netflix è arrivato Orange is the new black: non è una comedy, ma non è neanche un drama, eppure scorre e appassiona. Ecco la recensione della puntata pilota!

Se cercate su Google “Orange is the new black“, la prima cosa che verrà fuori è la scena della doccia tra la protagonista, l’attrice Taylor Schilling e Laura Prepon. Tutti i vari magazine di informazione con categoria spettacolo hanno titolato: “La serie tv più hot dell’estate“, riferendosi a questo dramedy – un mix tra drama e commedia – tratto dal romanzo di Piper Kerman che racconta l’esperienza dell’autrice in carcere. Nessun approfondimento sui personaggi, nessun approfondimento sul perché della scena lesbo in doccia, che dura 3 secondi netti e non è neanche la più calda (andiamo, siamo in un penitenziario femminile: volevate mica dirvi che non vi sareste aspettati scene di sesso saffico spinto?).

Insomma, questo per dirvi: lasciate perdere i titoli strillati e le gallery con la sequenza della doccia. Se siete in cerca di una nuova serie tv da seguire durante l’estate, e volete conoscerne la trama per capire se è fatta per voi, non li troverete da quelle parti!

Orange is the new black è ironico sin dal titolo: arancione è il colore delle novelline dell’istituto penitenziario femminile in cui Piper Chapman viene costretta a trascorrere quindici mesi. Lo fa per sua scelta – si costituisce – e per un errore che ha commesso più di dieci anni prima – ha trasportato illegalmente dei soldi legati al traffico di droga per conto della sua amante (quella della doccia, che le rivede in un flashback della loro relazione).

Per evitare il processo, e anche perché Piper in fondo è una onesta, fa outing, confessa il suo passato da lesbo badgirl al suo fidanzato e alla famiglia, e si fa portare in prigione.

E’ qui che la serie, che va in onda su Netflix (canale a pagamento che sta riservando una serie di belle sorprese agli appassionati di serie tv), si snoda in diversi percorsi: non solo quello di Piper, che in carcere diventa Chapman, secondo la legge per cui è il tuo cognome a identificarti, ma anche quello di tutte le altre detenute. E ce n’è davvero per tutti i gusti, forse tipologie di donne un po’ macchiettistiche, ma necessarie, al fine di riscostruire la vita quotidiana dell’istituto.

Quello che fa di Orange is the new Black un dramedy, ovvero una serie tv che parla di un argomento forte ma con toni e atmosfere leggeri, è la protagonista. Piper, interpretata da una ottima Taylor Schilling, è adorabile, spaventata ma allo stesso tempo un po’ impacciata: dice e fa cose che probabilmente, nella sua situazione, diremmo tutti, e con un tono che non può che rendertela simpatica. Sebbene l’ambientazione sia quella che è e le detenute non siano ovviamente tutte gentili, la chiave di questo show è l’umorismo e una leggerezza che, per chi lo ha seguito, potrebbe ricordare Weeds (e infatti le mani sono le stesse, quelle di Jenji Kohan).

Personalmente, ho adorato questo primo episodio, e a differenza di Under the dome, il cui successo assicurato è stato strillato ai quattro venti (ma è di una noia mortale), mi sono anche divertita. E ve lo consiglio spassionatamente.

Ora, se preferite scorrere le gallery dei magazine che l’episodio non l’hanno neanche visto, per guardare le foto della scena lesbo nella doccia (che dura 3 secondi ed è assolutamente contestualizzata e per nulla torbida), fate pure. Se invece volete fidarvi di me e riempire le pigre giornate estive con questo bel dramedy, non vi resta che appassionarvi alle vicende di Piper!