Nella prima puntata di OpenSpace,  il nuovissimo social talk condotto dalla Iene Nadia Toffa e in onda in prima serata su Italia 1 a partire da questa sera, domenica 11 ottobre, la conduttrice intervisterà Raffaele Sollecito, assolto definitivamente dall’accusa di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher.

Tra le domande rivolte all’ospite – selezionate tra quelle arrivate sul sito di OpenSpace – una gli chiede se abbia mai ricevuto “attenzioni particolari o violenze negli anni in carcere”. Sollecito replica: “Sì, ci sono varie vicissitudini di attenzioni, non di violenze. [...] Ci sono degli angoli molto particolari tipo le docce piuttosto che la tromba delle scale, punti pericolosi dove non ci sono telecamere e ci sono momenti di passaggio in cui le guardie non ti seguono. Quindi, è lì che i detenuti che vogliono rivalersi di qualcosa e fare un attentato nei confronti di un altro, fanno delle violenze. Io non sono mai stato oggetto di violenze [...], parlavo di avances, attenzioni particolari ossia quando c’era qualche detenuto che aveva mancanze “affettive” abbastanza forti, indipendentemente dalla sua sessualità, tentava approcci. Ci hanno provato? Sì, anche quando non me lo aspettavo, qualche volta è successo. Questa cosa non mi ha fatto per niente piacere, ma ho dovuto realizzare anche questo in carcere”.

Alla domanda di Nadia Toffa se abbia intenzione di chiedere il risarcimento per quello che gli è successo, Sollecito risponde: “Questa cosa è una cosa di cui si occupano i miei avvocati, quello che mi preme di più, in realtà, è portare all’attenzione di tutti quali sono gli errori e le responsabilità singole. Sarebbe giusto che le persone che hanno sbagliato si assumessero le loro responsabilità… Io non cerco vendetta, non voglio che queste persone vengano punite”.

Circa altri casi giudiziari, Sollecito afferma di essere innanzitutto “estremamente garantista” e per quanto riguarda Massimo Bossetti e l’omicidio di Yara Gambirasio dichiara: “Non riesco a esprimermi se definirlo innocente o colpevole ma per quello che mi raccontano i media, sono estremamente flebili come argomenti. Quel Dna di cui hanno parlato, almeno ai miei occhi, leggendo solo i giornali online, non è una prova così forte. Se i media mi tartassano ogni giorno di racconti sulla famiglia di Bossetti, che ha poco a che fare come fattualità con le responsabilità di una persona, che idea mi posso fare? Mi posso fare un’idea su com’è la sua famiglia, la sua personalità ma non ha nulla a che fare con il sospetto, con il processo o con le responsabilità di Bossetti [...] Anche in altri casi come Avetrana, Garlasco, parlano della vita privata di queste persone, sono comunque delle persone, non sono dei burattini o degli attori [...]“.

Sul caso Franzoni, chiosa: “In quel caso hanno parlato molto di più, hanno fatto vedere delle udienze anche in televisione, i media sono stati un po’ più professionali a raccontare la storia di quello che è accaduto [...] Nel mio caso, e nella stragrande maggioranza, hanno puntato moltissimo a descrivere l’immagine, cioè io come ragazzo di buona famiglia, secondo l’ipotesi della Procura, mi ero annoiato un po’ della mia vita e ho deciso di fare una cosa orribile a una ragazza che conoscevo appena”.