Volenti o nolenti abbiamo imparato a conoscerli.

Sono gli One Direction, la pop band di soli maschietti che da X Factor UK è esplosa dando vita ad un fenomeno musicale che può essere paragonato a quello dei Beatles, con qualche differenza.

Ecco… il termine ‘qualche’ forse è più un eufemismo che altro.

Questi 5 ragazzi infatti, nati tra il 1991 e il 1994, ad oggi rappresentano in pieno la generazione degli anni 2000, così come i Beatles rappresentavano la loro tra gli anni ’60 e ’70.

I primi, gli storici, come i secondi portano avanti uno stile estetico ben definito che ha contagiato la moda dei coetanei, dal taglio dei capelli, all’abbigliamento, passando per le movenze sul palco e il contatto con le fans.

Si strappavano i capelli negli anni ’60, così come se li strappano adesso, urlavano caricate dagli ormoni della crescita e continuano a farlo, sognavano di poterli sposare e amare per sempre, adesso forse si accontenterebbero di #unabottaevia, ma c’è qualcosa che li distingue…

Quel qualcosa possiamo definirlo ‘arte’, possiamo chiamarlo ‘essere artisti’, possiamo ancora liquidarlo con il termine ‘musica’.

Se i Beatles, prima di essere showmen, erano cantautori in grado di realizzare brani come ‘Hey Jude’, ‘Let it Be’, ‘Yesterday’, ‘All you need is Love’ e così via…i secondi partono già con un altro piede.

La loro partecipazione ad X Factor, dove sono stati assemblati come un vero e proprio prodotto, è il chiaro esempio di come ad oggi chiunque possa ‘fare musica’.

Eh sì perché non conta più cosa dici, ma come, se componi, ma chi compone per te, quale strumento suoni, ma chi ti ha arrangiato il brano.

Adesso i veri artisti stanno dietro le quinte, in disparte da questo mondo musicale che sta perdendo di vista il vero gusto della sua natura: la composizione.

E così le fans degli One Direction, nate tra il 1991 e il 2002, si sono perse i Queen, gli Aerosmith, gli Who, la vera Madonna, Michael Jackson, i Doors, i Beatles, i Rolling Stones, i Nirvana, i veri Green Day, i Muse, solo per citarne alcuni, e finiscono per convincersi che quella della boyband #madeinuk sia davvero la ‘Best Song Ever‘: possiamo biasimarle?