Oliviero Beha è morto all’età di 68 anni. addio giornalista e scrittore irriverente che ha saputo porre l’accento su tematiche spinose con occhio critico e analitico. Un giornalista Rai che ha saputo essere una tra le menti più critiche del giornalismo della televisione pubblica. Ad annunciare la morte, prematura, di Oliviero Beha sono stati i figli attraverso le agenzie di stampa che scrivono: “È stato un male molto veloce. Papà se n’è andato abbracciato da tutta la sua grande famiglia allargata di parenti e amici”, lascia la moglie e i tre figli Saveria, Germana e Manfredi.

Nella sua lunga carriera in Rai Oliviero Beha ha lavorato al Tg3 conducendo trasmissioni e rubriche come  Va’ pensiero, Attenti a quei tre, Brontolo e Telepatia. Ma è stato anche voce di RadioRai, portando al successo il programma radiofonico Radio Zorro. Oliviero Beha è andato in pensione a 65 anni, 3 anni fa, lasciando la televisione di Viale Mazzini con qualche polemica. Negli ultimi anni è stato spesso ospite delle trasmissioni politico-informative di La 7.

Su twitter molti colleghi ricordano l’onesta, anche intellettuale, di Oliviero Beha mentre il premier Paolo Gentiloni scrive: “Ricordo Oliviero Beha giornalista impegnato, indipendente e mai banale”.

Oliviero Beha è morto: la lettera della figlia al padre

La figlia su Facebook  e poi nel sito del giornalista scrive una lunga lettera al padre e di riflesso ai lettori che lo hanno seguito e apprezzato per molti anni.

E ahimè oggi, mi presento… sono una delle figlie.

Nelle ultime settimane mi è capitato di essere le mani di papà che hanno trasferito in parole scritte su un monitor quello che lui velocemente mi dettava. Si perché, gli articoli lui, li aveva in testa, non seguiva appunti, non doveva cambiare o correggere delle frasi… lui parlava ed io scrivevo perché animare, vibrare e far venire vere le parole, Lui, l’aveva come dono.

Scrivo queste righe perché con grande orgoglio, sono convinta che papà lascerà un vuoto profondo nel mondo dell’informazione perché a dispetto del suo carattere burrascoso, a volte irriverente, spesso ironico, dispotico e a tratti per alcuni arrogante, è stato, è, e rimarrà un giornalista libero. La “libertà è un lusso di pochi” mi ripeteva…

Era fiero di essere chiamato giornalista e di potersi definire tale. Mi diceva spesso che il compito di un giornalista è raccontare la verità perché è un diritto di chi legge sapere i fatti per poter elaborare una propria opinione basata sul vero e non “indirizzata” o “deviata”. Certamente, alla descrizione della realtà, papà non ha mai negato anche la sua opinione che è risultata spesso scomoda, ma si è sempre assunto, credetemi, sempre, la responsabilità di ciò che pensava e credeva…

Inutile dirvi il vuoto che lascia nelle persone che lo amano, in mia madre, donna incredibile con cui ha costruito una famiglia meravigliosamente complicata, allargata e colorata, in tutti i suoi figli, nei tanti amici che sono parte integrante di “questo grande gruppo vacanze”.

Permettetemi, a nome di un piccolo bimbo di due anni che oggi perde un nonno che lo adorava in maniera assoluta, di dirvi, affinché arrivi a chi legge, che si è dimostrato un nonno semplicemente straordinario.

A nome di tutti noi, scrivo che essere “veri” a dispetto di tutto e di tutti in questo mondo, è un grande atto di coraggio, una straordinaria forma di libertà. Questa eredità, noi, la teniamo stretta perché è parte di ciò che siamo ed è quello che cercheremo di trasmettere ai figli, agli amici che ci sono ecco saranno…

Questa battaglia, purtroppo per noi tutti lui l’ha persa, ma i suoi occhi verdi diventati grigi, i suoi gesti a tratti goffi, le sue parole complicate ma chiare, tutta la sua vita, restano e resteranno…

“Buon viaggio papà, continua, come sempre hai fatto a camminare e pensare veloce… noi continueremo a parlare di te e con te. Michele continuerà a guardarsi le due linee sul palmo della mano e dirà “nonno” e noi, ti ritroveremo li…”.