Revenge, Vendetta. È questa la parola chiave di un film basato tutto sull’attesa e sulla forza di questo sentimento che spinge gli uomini a compiere gesti fuori dall’ordinario, pur di ottenere la loro rivalsa contro chi li ha fatti soffrire.

I protagonisti di questa storia, che si snoda su più piani temporali, sono principalmente Amy Adams, Jake Gyllenhaal, ma anche Aaron Taylor Johnson. Amy Adams interpreta Susan, di origini texane come Edward, amici d’infanzia che si ritrovano a New York e si innamorano, si sposano e si lasciano. Lei ha la passione per l’arte e la paura di trasformarsi in sua madre, una donna conservatrice, con un forte ordine gerarchico e sociale in cui crede fermamente, che non permette alla figlia di vivere appieno le proprie scelte, e a pagarne le conseguenze sarà proprio la relazione con Edward. Lui scrittore spiantato, con tanti sogni e ambizioni che non riesce a raggiungere perché considerato troppo debole.

L’amore di Edward si trasforma in odio viscerale e sfocia nella vendetta, fredda, servita su un piatto d’argento. Questo piano, curato nei minimi dettagli, si suddivide in tre archi narrattivi differenti, che ricordano molto l’impostazione di “Gone Girl” di David Fincher. Il centro di tutto è il libro che Susan riceve proprio dall’ex marito Edward. È dedicato a lei e vuole farglielo leggere prima di mandarlo in stampa. Il titolo è “Animali Notturni”, e racconta la storia di un padre (Jake Gyllenhaal) una madre (Isla Fisher) e la loro figlia adolescente, India, che vengono fermati da un gruppo di teppisti nelle deserte strade della provincia texana. Un thriller dalle forti tinte rosse, come se una sfumatura horror fosse sempre sottesa, una minaccia costante che scorre fra le pagine del libro che Susan sfoglia, senza riuscire a fermarsi.

Il regista Tom Ford, Amy Adams, Jake Gyllenhaal e Aaron-Taylor Johnson, sono intervenuti in conferenza stampa. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Sappiamo che è impegnato nel mondo della moda, ma sta considerando l’idea di dedicare più tempo al cinema?

Tom Ford: assolutamente sì, non voglio far passare più di due anni dal prossimo film. È già passato troppo tempo da “A Single Man”!

Vendetta è la parola chiave di questo film. Cosa rappresenta per voi questo sentimento?

Amy Adams: Ah, la vendetta, ho fantasie di come possa vendicarmi delle volte, ma non le metterei mai in atto. Mi vengono in mente molto velocemente, quindi no la mia non sarebbe una vendetta servita fredda. In realtà non credo che la vendetta sia qualcosa che possa soddisfare l’animo. Ti fa sentire bene solo per un secondo.

Tom Ford: sapete che nel film c’è un quadro con scritto “Revenge”, ovvero: “Vendetta”? In realtà nel film non si parla solamente di vendetta, è più che altro un mostrare le ferite e la devastazione provocate da qualcuno che si ama. Il personaggio interpretato da Amy si innamora nuovamente dell’ex marito rileggendo le pagine, seppur cruente, del libro che le ha inviato, e attraverso esse capisce la sofferenza che gli ha causato.

Jake Gyllenhaal: non credo nella vendetta e non credo che la vendetta sia l’unico elemento del film. Dentro sento che questo film non parli di vendetta ma di dimostrare sentimenti alle persone che ti hanno ferito, che altro non è, per me, che un’espressione d’amore.

In alcuni momenti le inquadrature sono quasi fisse, concentrate solo sulle espressioni di Susan, in questo modo non si correva il rischio di rimanere troppo statici?

Amy Adams: È la storia che riempie gli spazi vuoti, ovvero quei momenti in cui mi soffermo a leggere il libro. Il merito è tutto di Tom, che ha avuto l’audacia di sperimentare l’immobilità della macchina da presa, lasciando che la narrazione facesse il resto.

Aaron tu sei un padre di famiglia, non trovi sia particolare la scelta di Tom Ford di farti interpretare quello che, a tutti gli effetti, nel libro divide la famiglia del protagonista?

Aaron Taylor-Jhonson: è stata interessante come scelta, ma Tom ha una visione precisa di tutto ciò che fa come regista. Ho avuto fiducia in lui, anche se non è stato piacevole approfondire il vissuto di questo personaggio, che mi ha anche turbato, ma sono felice di averlo interpretato.

Cosa ti ha attirato della sceneggiatura da farti dire di si e diventare il protagonista del film?

Jake Gyllenhaal: mi ha colpito da subito la sceneggiatura, proprio nella sua essenza, già da come era stata stampata su carta. Quando ho finito di leggerla poi ho capito che quello che avevo fra le mani era una delle storie più belle ed affascinanti che avessi mai letto.