L’atteso documentario Amanda Knox arriverà su Netflix il 30 settembre. Dopo la première al Toronto Film Festival è stato presentato a Milano e i due registi, Rod Blackhurst e Brian McGinn, hanno spiegato il motivo che li ha convinti a dedicarsi a uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni. “Abbiamo pensato al fatto che solitamente delle storie così interessanti non hanno eco internazionale e soprattutto non continuano a far parlare ancora dopo anni. Intorno all’omicidio di Meredith Kercher c’era un vero interesse socio-culturale, che poi veniva indirizzato in particolare verso Amanda Knox, accusata insieme al boyfriend Raffaele Sollecito di avere ucciso la coinquilina. Era facile notare come la ragazza fosse diventata un vero polo di attrazione”.

Il documentario ripercorre tutta la vicenda giudiziaria che ha visto Amanda due volte condannata e altrettante assolta per l’omicidio della sua coinquilina, tirando fuori anche dei video inediti. “Il nostro lavoro è durato cinque anni” - raccontano i registi – “Il materiale mai mostrato (come il video che mostra il ritrovamento del cadavere da parte della polizia) proviene dall’archivio del Tribunale di Firenze, che è diventato disponibile dopo la sentenza della Cassazione”.

La particolarità di questa narrazione è l’alternanza dei punti di vista: quello di Amanda e Raffaele, intervistati separatamente, ma anche quelli del pubblico ministero Giuliano Mignini (colui che fece condannare i due ragazzi) e di Nick Pisa, il reporter del Daily Mail (autore degli scoop più piccanti). “La cronaca la conosciamo tutti, ma quello che volevamo mostrare erano le storie che stanno dietro alle persone direttamente coinvolte. Persone che, loro malgrado, sono diventati anche dei personaggi” – precisano Rod e Brian – “Non vogliamo che, dopo la visione del documentario, la gente cambi la propria opinione ed è per questo che noi stessi non diamo dei giudizi espliciti, nemmeno sulla giustizia italiana che negli Stati Uniti era stata fortemente criticata, ma semplicemente perché non se ne capiva il funzionamento”.

Come mai proprio una distribuzione su Netflix? “Ci sembrava semplicemente il canale migliore per arrivare a più gente possibile”.