Si è spento in queste ore a Roma Nelo Risi, poeta e regista, fratello del celebre Dino. Il letterato aveva 95 anni e fino alla fine ha avuto accanto la moglie Edith Bruck, anch’ella poetessa e scrittrice, di origini ungheresi.

Nato a Milano il 21 aprile 1920, aveva conseguito la laurea in medicina come il fratello, ma già a 21 anni aveva pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Le opere e i giorni, e non sarebbe passato troppo tempo prima di intraprendere anche la carriera di regista, sulle orme di Dino.

Dopo aver debuttato con due cortometraggi di chiara marca antifascista (ovvero Il delitto Matteotti e I fratelli Rosselli), affiancati anche dall’attività documentaristica, Risi avrebbe esordito nel 1966 con Andremo in città, esempio di cinema civilmente impegnato, e nel ’68 avrebbe realizzato Diario di una schizofrenica, quello che la critica definisce come il suo capolavoro, incentrato su una delle tematiche che più lo interessavano, la psicologia e i disturbi della psiche.

Ugualmente rigorosa e innervata da una forte fibra morale anche la poesia di Nelo Risi, il quale rifiutata la metaforicità eccessiva dell’ermetismo avrebbe assecondato un’urgenza espressiva riflessa in uno stile in cui, secondo Giovanni Raboni, “il detto prevale sempre e comunque sul non detto, il nero sul bianco, la chiarezza sull’ambiguità, il piano sullo spessore, l’univocità sulla polivalenza”.

Non episodica neanche l’attività di traduzione dal francese di versi di poeti come Apollinaire, Queneau, Michaux, Jacob e Desnos. Di matrice letteraria anche altri due film importanti nella filmografia di Risi, ovvero Una stagione all’inferno del 1971, ispirato dall’opera di Arthur Rimbaud e incentrato sul rapporto del poeta con Paul Verlaine, e La colonna infame dell’anno successivo, chiaramente ispirato al quasi omonimo saggio di Alessandro Manzoni.