Lo streaming fa schifo. E’ l’audio peggiore nella storia” così Neil Young ha motivato la rimozione dai servizi di streaming on-demand di tutto il suo catalogo.

Il cantautore, che da tempo ha intrapreso una battaglia in favore della qualità del suono, ha spiegato la sua decisione via Facebook, annunciando l’addio a Spotify e Apple Music:

Lo streaming per me è finito e spero che i miei fan capiscano. Si tratta della qualità audio: non voglio che la mia musica venga sottovalutata perché viene fornita nella peggior qualità audio nella storia del broadcasting o di qualsiasi altra forma di distribuzione. Non mi sembra giusto permettere che venga venduta così ai miei fan. È un male per la musica. Per me si deve fare e distribuire musica che le persone possano ascoltare e sentire“, ha continuato il cantautore canadese “Io difendo questo. Quando la qualità tornerà ad essere una tematica importante, ci ripenserò. Mai dire mai.” Per poi dichiarare in un secondo post: “La radio AM prendeva a calci nel culo lo streaming. L’audio cassetta e persino lo stereo8 gliele davano allo streaming“.

Una decisione certamente controcorrente, ma la rockstar non è l’unica ad aver deciso di intraprendere questa strada: all’inizio di luglio anche Prince ha infatti comunicato un’analoga scelta. La migliore qualità del suono d’altra parte è una battaglia che Young porta avanti dagli anni ’90, quando rifiutò di ripubblicare in CD alcuni album storici. Recentemente, suo bersaglio è poi diventata la musica digitale, con lo sviluppo della tecnologia audio del lettore ad alta fedeltà Pono. “Questa decisione non è presa per una questione di soldi sebbene ce ne sarebbe da dire anche di quello” precisa infatti Young, ma la presa di posizione di un tale gigante della musica è un duro colpo assestato ai servizi di streaming, già aspramente criticati da numerosi artisti per gli scarsi proventi generati.

Allo stato attuale, il catalogo di Neil Young è tuttavia ancora disponibile ed ascoltabile sia su Spotify, Apple Music.