Uno dei tanti inattesi effetti collaterali del cosiddetto Muslim ban promulgato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguarda la partecipazione agli Oscar dei candidati provenienti dai 7 Paesi a maggioranza musulmana definiti non sicuri.

Tra questi c’è anche il pluripremiato regista iraniano Asghar Farhadi, il quale con il suo Il cliente (che a Cannes venne premiato per la sceneggiatura e l’interpretazione maschile) è in lizza per la vittoria della statuetta per il miglior film straniero.

In quanto iraniano, dunque, a Farhadi dovrebbe essere interdetto l’ingresso negli Stati Uniti, almeno per i prossimi 90 giorni. Sono tantissimi i vip di Hollywood e del mondo del cinema in generale che hanno annunciato il loro boicottaggio in segno di solidarietà per il cineasta, e la stessa Academy si era detta contraria al provvedimento preso da Trump, con una presa di posizione molto forte e inedita.

Oggi arriva lo stesso annuncio ufficiale di Farhadi, il quale ha dichiarato che, anche nel caso in cui dovesse essere fatta un’eccezione per la sua persona, non ha alcuna intenzione di partecipare alla prestigiosa cerimonia.

Farhadi ha infatti confidato di aver rivisto la propria posizione, e nella sua lettera ha parlato dei conservatori come di coloro che “per comprendere il mondo non possono fare altro che guardarlo tramite una mentalità ‘noi e loro’, che usano per creare un’immagine terrificante degli altri e suscitare paura nel popolo del proprio Paese. Ciò non si limita agli Stati Uniti, anche nel mio Paese i conservatori sono uguali.”

In conclusione Farhadi afferma che “umiliare una nazione col pretesto di salvaguardare la sicurezza di un’altra non è un fenomeno nuovo nella storia e ha sempre aperto la strada alla creazione di future divisioni e ostilità. Per questo esprimo la mia condanna delle ingiuste condizioni imposte ai miei compatrioti e ai cittadini degli altri sei Paesi che cercano di entrare legalmente negli Stati Uniti d’America, e spero che la situazione attuale non dia luogo ad ulteriori divisioni tra le nazioni.”