WATS è una di quelle realtà innovative nel campo della musica elettronica, una di quelle che nascono come funghi all’estero, ma che in Italia hanno ancora qualche difficoltà ad emergere…. Ne sono venuta a conoscenza lo scorso dicembre, quando all’Amnesia di Milano suonava uno dei miei dj preferiti, Joseph Capriati, e per caso ho conosciuto Luca Spada, uno dei dj di WATS insieme a Gullo e Stefano Di Miceli. Mi sono subito appassionata a questo progetto, il perché ve lo lascio scoprire con l’intervista che Stefano Di Miceli, uno dei fondatori di WATS, mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura e…. seguiteli perché ne vale la pena….

WATS (We are the show): che cos’è, come e per mano di chi nasce?

WATS / We are the show nasce nella periferia di Milano nel 2008.
 Gli ideatori e fondatori siamo stati io, Stefano Di Miceli, e Paolo Trovato (da poco trasferitosi a Londra e fondatore di un nuovo progetto)
. WATS è una festa nata dal bisogno di creare qualcosa di diverso, qualcosa che sia davvero definibile come festa e non come semplice serata. 
Una festa, appunto, dove tutti possano essere protagonisti, dove non ci siano distinzioni tra le persone , dove tutti siano uguali di fronte alla musica elettronica.
 WATS fa del rispetto per il prossimo, della voglia di far festa, dell’amore e della conoscenza della musica elettronica il suo credo.
 Al momento non siamo interessati a proporre piccole/medie guests come altre similari situazioni stanno facendo, in quanto siamo focalizzati nel far crescere i nostri dj o a proporre figure in ascesa del palcoscenico milanese/italiano.
 E siamo ancor di più focalizzati nel mantenere intatto in nostro spirito di festa ed uguaglianza con il nostro pubblico; questo è uno degli aspetti che mai cambieremo, per nulla al mondo.

Quanto e come vi siete ispirati all’esperienza estera?

Certamente la scena estera mi ha ispirato sotto diversi aspetti, non solo musicalmente, ma anche umanamente.
 Alcune situazioni che trovi in Germania o per esempio a Ibiza sono per me fonte di ispirazione a 360 gradi.

Come viene recepita la musica elettronica in Italia? Quale differenza con le grandi capitali del genere, come Berlino per intenderci?

In Italia la scena sta crescendo e sotto alcuni punti di vista sta maturando; sono però ancora molti i punti sui quali dobbiamo migliorare e che ci lasciano indietro rispetto ad altri paesi (europei e non)
. Penso che la mentalità e la conoscenza musicale che c’è in Germania sia pressoché impossibile da raggiungere. Ma sarebbe bello provarci… Non solo imitandola, ma cercando di far crescere i nostri giovani con la giusta mentalità, abituandoli da subito alla musica elettronica, alla sua cultura e a quello che ne consegue.
 Infatti, in molti paesi, la maggior parte dei clubbers è molto più educata rispetto alla musica, perché la musica elettronica va innanzitutto rispettata e conosciuta oltre ad essere amata.
 Penso che in Italia ci siano molti giovani dj validi, alcuni si stanno facendo largo nella giungla, altri purtroppo non riescono ancora a venirne fuori… ma l’importante è sempre credere in quello che si fa e combattere per realizzare i propri obiettivi.

Parlami anche della situazione delle pr nei club italiani paragonati ad altre città europee ed extraeuropee.

Il discorso è vasto ed è difficile da chiarire in poche righe…. Quello che penso, in breve, è che la figura del PR può essere utile; attenta perché non ti parlo della figura attuale del PR, ma piuttosto di quella che c’era nel passato, cioè quella che aveva un rapporto stretto, personale e costante con le persone e non una figura presente solo sul web o che si sente solo nel weekend per intenderci. All’estero comunque non esistono figure PR e soprattutto liste come quelle da noi conosciute….

Come ti sei avvicinato alla musica elettronica?

Musicalmente ho iniziato ad apprezzare la musica elettronica nel 2002 , quando sentii per la prima volta a Milano Satoshi Tomiie alla Punta dell’Est.
 La situazione mi ha da subito intrigato e da subito mi sono sentito coinvolto in tutto quello che ne riguardava.
 La svolta è stata la prima volta che ho avuto il piacere di ascoltare quello che, a mio parere, è il numero uno dei disk jockey, un eterno visionario e uomo-festa, Sven Vath. Quel giorno del 2004, mi ha cambiato la vita.
.. In Italia andava ancora l’house / tech house e lui propose un set straordinario di molteplici stili musicali improntati sulla techno.
 Sven Vath è senza dubbio la mia più grande fonte di ispirazione musicale e non solo, perché le sue idee relative a feste e club culture sono tasselli fondamentali della mia crescita come disk jockey e come persona.

Quali sono i tuoi 5 top dj?

Al momento potrei dirti che i miei top 5 sono Sven Vath, Sven Vath, Sven Vath, Sven Vath e Sven Vath. 
Non perché non ascolti altro, anzi ascolto moltissima musica tutti i giorni; ma perché al momento solo lui mi trasmette davvero qualcosa di diverso dagli altri dj.
Posso però dirti che in questo periodo stimo molto artisti come Henrik Schwarz, Ame, Petar Dundov, Dj Koze, Julien Bracht e Dana Ruh.

Abbiamo visto WATS all’opera all’Amnesia Milano. Continuerete anche nella prossima stagione? Avete altre serate in programma in altri locali e altre città?

Al momento WATS è in stretta collaborazione con la family Amnesia Milano e senza dubbio anche il prossimo anno avremo la nostra data mensile in ALab. tutto procede molto bene anche grazie alla grande professionalità e voglia di fare dello staff Amnesia con il quale ormai da quasi tre anni collaboriamo.
 Nella sua storia WATS ha già sviluppato molteplici eventi indoor ed open air di assoluto successo e richiamo e anche quest’estate faremo diverse feste open air nella periferia di Milano.
 Piena collaborazione e grande amicizia anche con il miglior staff a Milano per quanto riguarda gli after hour, Too Long. Anche con loro, abbiamo passato una grande stagione ricca di soddisfazioni e feste straordinarie.

Ultimo appuntamento – della stagione – con i ragazzi di WATS sabato 4 maggio all’Amnesia Milano (via Gatto angolo via Forlanini).