Il 19 febbraio si è spento a Parigi il disegnatore Talus Taylor, creatore della celeberrima serie, a fumetti prima e poi animata per la tv poi, dei Barbapapà.

La notizia della morte dell’uomo, professore di matematica e biologogia, è stata data solo lo scorso 1 marzo dalla moglie Annette Tison, architetto francese e co-autrice e co-creatrice dei Barbapapà.

Si tratta di una circostanza coerente con il grande riserbo che ha sempre circondato la coppia di artisti, la cui vita privata è sempre stata condotta all’insegna della protezione della propria privacy.

Sono note invece le circostanze che portarono alla nascita della originalissima e un po’ stramba famiglia dalla curiosa forma a pera. Nato nel 1933 a San Francisco, Taylor nel 1970 si trovava in compagnia della Tison a Parigi. Passeggiando per il Jardin du Luxembourg ascoltò per caso un bambina gridare con gran forza “baa baa baa baa”.

Non parlando francese Taylot chiese lumi ad Annette, la quale gli spiegò che quella cantilena era probabilmente rivolta ai genitori: una sorta di richiesta formulata con imprecisione, che si riferiva allo zucchero filato (la “barbe à papa”, ovvero il nome francese del dolce).

Ci sarebbero volute poche ora affinché i due, seduti a un ristorante, iniziassero i disegnare quello che sarebbe divenuto il Barbapapà originario (rosa proprio dal colore dello zucchero filato), cui sarebbero seguiti la madre della famiglia e i loro sette colorati figli.

Simboli di tolleranza, amore, ecologismo e rispetto per gli altri, gli albi a fumetti dei Barbapapà sono stati pubblicati per la prima volta nel 1970, lo stesso anno della creazione, cui sono seguiti altri 9 volumetti, tradotti in circa 30 lingue in tutto il mondo, con un successo simile a quello riscosso dall’Asterix della coppia Goscinny – Uderzo.

Nel 1974 è poi stata realizzata una serie animata giapponese che consta di ben 150 episodi da 5 minuti l’uno, forse il prodotto più celebre della serie di Barbapapà, attraverso il quale varie generazione hanno potuto conoscere il parto creativo di Taylor.

Nel nostro Paese i vari media dedicati a Barbapapà hanno lasciato anche un’orma linguistica: l’espressione “barbatrucco” deriva infatti dalle trasformazioni del protagonista, che può cambiare la forma del suo corpo a piacimento, cui seguiva sempre la frase “Resta di stucco, è un barbatrucco”!