È stato presentato alla stampa romana Motori Ruggenti, il nuovo documentario prodotto dalla Walt Disney Company Italia e diretto da Marco Spagnoli. Un potpourri di storia dell’automobilismo italiano ed evoluzione del mercato attraverso i comportamenti dei guidatori di un intero secolo. Più le testimonianze di piloti, attori, attrici e registi affascinati dalla velocità e infine il mondo Disney legato al franchise di Cars. “Abbiamo messo insieme tantissimi archivi: dal Centro Sperimentale all’Istituto Luce-Cinecittà, anche quello personale di Prisca Taruffi”. Ha spiegato il regista passando la parola alla ex-pilota di Rally figlia d’arte, anzi, di volante, la quale ha ricordato uno speciale veicolo del suo papà Piero Taruffi. “Era il famoso Bisiluro, un veicolo sperimentale progettato e costruito da mio padre, che era anche ingegnere, con il quale fece vari record del mondo, tra cui quello famosissimo a Terracina negli anni ‘50, a 313 km/h. Lo costruì nel garage di casa, dove tuttora tengo la mia macchina”.

Tra i testimoni apparsi nel doc anche Filippo Paolini, storico dell’Università della Campania Vanvitelli che ha evidenziato le radici della relazione tra automobile e italiani. “L’automobile rappresenta il paese, sostanzialmente. E se vogliamo, anche le nostre contraddizioni: mai troppo bravi a parlare bene di noi stessi, ma poi siamo capaci di fare cose che restano a lungo nella storia”. Giancarlo Fisichella, ex-pilota Ferrari, ha ricordato invece com’è nata la sua passione per le automobili: “È stata una passione ereditata dal mio papà. Era un tifoso, non un pilota, aveva anche un’officina di auto e mi ha trasmesso questa passione. Così da quando avevo 4 o 5 anni già sognavo di correre vedendo con lui le gare di Formula 1 in televisione”.

Il doc è legato a doppio filo con Cars 3, nuova avventura d’animazione Disney Pixar in uscita a settembre, con la strada spianata da questo ‘fratellino ruggente’. La voce fuori campo che accompagna il doc è quella di Massimiliano Manfredi, voce anche del beniamino di Cars. “La cosa meravigliosa di Saetta è che quando mi ritrovo ad andare in giro per le scuole o magari vado a prendere mio figlio e sanno che sono la sua voce, mi fanno sempre richieste, come il famoso ‘Ciao-ciao’. La frase che lo contraddistingue.” Ha affermato il doppiatore sul suo ruolo nel franchise continuando sulla nuova avventura. “È proprio un creare il personaggio. Luigi e Guido sono emblema di questo. Per Cars 3 J-Ax e La Pina hanno fatto delle cover veramente molto particolari entrando nel personaggio. Sono sempre loro, ma prestano la loro voce ai nuovi personaggi”.

Si è parlato anche di sicurezza stradale. “A me è capitato, lavorando in consulenze per la guida sicura, di avere allievi che avevano paura di salire in macchina perché avevano subito gravi incidenti”. Ha raccontato la Taruffi addentrandosi un po’ nella tecnica di guida. “Consiglio vivamente di seguire un corso di guida sicura perché a bassissime velocità si possono simulare delle situazioni limite: la macchina che va in testacoda, la frenata di emergenza su fondi a scarsa aderenza, il bagnato”. Le ha fatto eco il doppiatore, più inesperto ma ugualmente appassionato. “Una volta ho fatto anch’io una prova su pista da comune mortale, non certo da professionista e il primo giro fu con una pilota”. Sono state le parole di Manfredi. “Scesi quasi svenuto, poi ho guidato e l’adrenalina che ti arriva dal guidare un motore non indifferente ti da la possibilità di andare un po’ oltre ciò che ci è concesso sulla strada”.

Poi i protagonisti del doc firmato Spagnoli hanno anche riflettuto su un fenomeno automobilistico appena sfiorato nel film, ma di forte attualità. “Io uso la vespa. Su Roma assolutamente il motorino. Non ho mai utilizzato il car-sharing, ma nel caso sarebbe solo una questione di utilità”. Ha affermato la ex-pilota di rally. “Io uso il car-sharing da tre anni abitualmente”. Le ha fatto da contraltare Manfredi. “Viene identificato come un modo per lo spostamento vettoriale all’interno della città, mentre avere una propria auto, dal mio punto di vista, è una passione. Possedere un’auto di un certo tipo, non necessariamente storica o costosa, è legato all’affetto e all’amore per quell’auto che si tiene nel garage o vestita. Il car-sharing è solo un modo di spostarsi comodo e senza pensieri”. Mentre Fisichella ha aggiunto: “Anche secondo me dev’essere una comodità. Io non l’ho mai usato perché sto poco a Roma. Oggi infatti sono in moto”. Chi potrebbe essere più estraneo al concetto di car-sharing di un pilota, del resto?

Ci ha pensato ancora una volta Paolini ha fare chiarezza. “Uno dei motivi per cui stenta a decollare è che si tende ad autorappresentarci attraverso un’automobile. Uno dei freni è che non accettiamo ancora di buon grado di guidare un’auto che non ha un vero e proprio proprietario, che non ci appartiene”. Ha spigato lo storico. “È una cultura che riguarda più le persone dai 50 anni in su, invece i giovani iniziano ad adattarsi di più al non-possesso. Ma il possesso è ancora uno dei tratti caratteristici della nostra società”. Ed è stato sempre lui a fare un’altra osservazione sulla passione per l’auto legata ai cambiamenti sociali e al posto che i motori occupano nei sogni dei giovani. “Nel nostro paese sta evolvendo, ma si sta trasferendo esattamente com’è successo da noi negli anni ’50 e ’60 nei  paesi di nuova industrializzazione come Cina, Messico, India e Brasile, dove l’automobile sta diventando il prolungamento di quello che è stato per noi il sogno dell’industrializzazione”. Insomma, il nuovo boom economico si espande globalmente. Si espanderà anche Motori Ruggenti, anzi, si distribuirà nelle sale italiane come film evento nella due giorni di 25 e 26 luglio.