È rassicurante e confortevole vedere i film di Garry Marshall, perché si riconosce la calda atmosfera che fa sentire a casa. Siamo tutti cresciuti con pellicole americane come Mother’s Day, capitolo conclusivo di una trilogia legata alle feste (dopo Appuntamento con l’amore e Capodanno a New York) e per questo lo spettatore si sente a suo agio e non chiede altro che trascorrere due ore in compagnia di personaggi divertenti e simpatici.

Così troviamo l’eterna Pretty Woman – pellicola dello stesso Marshall – Julia Roberts, qui nei panni dell’apparentemente algida Miranda, Jennifer Aniston, che interpreta Sandy, alle prese con un intruso nel suo ordine delle cose, Kate Hudson, nei panni di Jesse, in crisi per un rapporto difficile con la madre, e Jason Sudeikis, che dà il volto a Bradley, padre vedovo che non riesce a elaborare il lutto.

Le quattro storie si intrecciano, dando il giusto spazio a ogni vicenda narrata, e arricchite dalla presenza di attori ben scelti, in particolare due giovani promesse: l’attore inglese Jack Whitehall, alla sua prima grande produzione, e Britt Robertson, che aveva già lavorato con Marshall all’età di 11 anni. Non poteva mancare poi Héctor Elizondo, presente in tutti i diciotto film del regista.

Perché quella sensazione confortevole che si diceva deriva proprio dalla tendenza a lavorare sempre con le stesse persone, a costruire set piacevoli, in cui gli attori e i tecnici si sentono a loro agio. Una sorta di grande famiglia in cui ritrovarsi, specchio di quello che si vedrà sulla pellicola. Marshall inoltre è uno dei pochi registi a volere gli sceneggiatori sul set, per apportare continue modifiche e arricchire la storia. Stessa libertà è data agli attori che hanno la possibilità di dare indicazioni e suggerimenti durante le riprese, tanto da far parlare di “fattore Marshall” come caratteristica peculiare dei suoi set.

Non importano le banalità, le cose già viste, pellicole come queste scivolano via lasciando una piacevole sensazione. Lo spettatore si aspetta che ogni cosa vada al posto giusto, che non rimangano fuori pezzi del puzzle e Marshall non ci scontenta, regalandoci anche qualche lacrimuccia di commozione. Ancora una volta i personaggi femminili sono molto forti e mai negativi, qui in particolar modo, essendo un film dedicato proprio alle mamme, di qualunque tipo si tratti: insicure, opprimenti, premurose, spaventate oppure assenti.

Il mondo descritto è del tutto odierno e si fa ironia sull’eccessivo uso dei social media, sui selfie fatti in modo da sembrare più belli, sui problemi legati alla non accettazione di chi è diverso, ma il tono è sempre leggero anche se si parla di morte. Marshall riesce ad avere uno sguardo giovane nonostante i suoi 81 anni e ride delle vecchie generazioni, legate a cliché ormai desueti e impregnati di patriottismo in perfetto stile americano. Ma la sua non è una risata amara e riesce a far diventare simpatici tutti i personaggi.

La favola trionfa e ci lasciamo convincere dai lussuosi appartamenti in cui vivono tutti quanti, dai parchi e dai grattacieli di Atlanta che non conoscono sporcizia e povertà, dai camper di dimensioni gigantesche, vere case su ruote, che accolgono vite in cui i problemi si superano sempre col sorriso.