Italia grande protagonista della 72a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Era da anni, infatti, che non si vedevano ben quattro film in concorso nella selezione ufficiale e bisogna dire che, già sulla carta, promettono tutti molto bene. Cerchiamo di scoprirne qualcosa in più di ognuno.

Iniziamo da “Sangue del mio sangue” di Marco Bellocchio, che torna “sul luogo del delitto” a tre anni di distanza dalla presentazione (sempre in concorso) del controverso e chiacchierato “La bella addormentata” (basato sulla vicenda di Eluana Englaro).
Stavolta il regista ha voluto raccontare una storia dalla doppia dimensione temporale. Prima siamo a Bobbio, nel 1600, dove facciamo la conoscenza di Federico, un giovane uomo d’armi che insieme al fratello prete viene sedotto da una giovane suora, Benedetta, che finirà poi per essere murata viva nelle antiche prigioni del paese. Poi ci ritroviamo nello stesso luogo, ma ai giorni nostri: un ispettore ministeriale, che si chiama Federico (e che sembra essere la reincarnazione di quello del ’600), scopre che le antiche prigioni sono abitate da un misterioso Conte che vive solo la notte.
Così il regista spiega lo spunto per questo film, ambientato tra l’altro nella sua città natale:
«Il film nasce dalla scoperta casuale delle antiche prigioni di Bobbio e mi ha ispirato la storia di Benedetta, una monaca murata viva nella prigione convento di Santa Chiara, a Bobbio. Mi parve che questa storia dissepolta da un passato così remoto meritasse un ritorno al presente dell’Italia di oggi e più precisamente in un’Italia di paese, Bobbio, che la modernità, la globalizzazione hanno ormai cancellato».
Nel cast Bellocchio ha avuto riunire la sua famiglia, in senso lato: troviamo infatti i figli Piergiorgio (nel ruolo del protagonista) e Elena, ma anche gli attori che da sempre lavorano con lui, da Roberto Herlitzka a Alba Rohrwacher, da Filippo Timi a Lidiya Liberman (sua scoperta teatrale).

Luca Guadagnino manca da Venezia dal 2010, da quando era stato nella giuria presieduta da Quentin Tarantino, mentre l’anno prima aveva presentato il suo terzo lungometraggio ovvero “Io sono l’amore”. Ora è la volta di “A bigger splash”, remake de “La piscina”, film del 1969 diretto dal francese Jacques Deray.
Al centro la storia di Paul e Marianne, rispettivamente fotografo e rocker di successo, che decidono di passare l’estate a Pantelleria. Però la loro vacanza viene interrotta da Harry, ex di lei e amico di lui, che arriva in compagnia di Penelope: una giovane che tutti pensano sia la sua nuova ragazza, ma che è in realtà sua figlia. I due vengono invitati a fermarsi e questo innescherà (inevitabili?) meccanismi di seduzione e tradimenti.
«All’origine del film ci sono un triplo desiderio e un duplice rifiuto» – racconta Guadagnino – «StudioCanal mi avvicinò dopo l’uscita di ‘Io sono l’amore’ chiedendomi di dirigere un rifacimento di La piscine di Jacques Deray. Alla prima richiesta risposi “no grazie”. La cosa mi fu riproposta dopo un mese e io dissi nuovamente di no. Quando tornarono da me per una terza volta mi ricordai di uno dei miei motti e cioè che ai desideri altrui si deve venire incontro. ‘La piscina’ parlava di desiderio, di quattro persone chiuse in una stanza mentale che è la villa in cui si svolge l’azione. Di temi che mi attraggono: la rinuncia, il rifiuto, la violenza nei rapporti tra le persone».
Per questo film il regista ha messo insieme un cast internazionale: a partire da Tilda Swinton (sua amica e musa da sempre), per continuare con Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts.

Arriviamo quindi all’esordiente Piero Messina, per il quale finire in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con la propria opera prima deve essere stata una grandissima emozione. Il suo “L’attesa” è ambientato in Sicilia, nell’affascinante e silenziosa campagna ai piedi dell’Etna, dove una donna di nome Anna sta cercando di superare il dolore per una perdita improvvisa. Insieme a lei c’è solo Pietro, il tuttofare. Un giorno però arriva una certa Jeanne, una giovane che sostiene di essere la fidanzata di suo figlio Giuseppe. Anna, che non sapeva nulla di questa relazione, le dice che ora lui non c’è e quindi decidono di aspettarlo insieme. I giorni passano e le due donne imparano a conoscersi, mentre la Pasqua è sempre più vicina e Giuseppe dovrebbe tornare finalmente a casa.
Un film intenso, emozionale e misterioso, che vede protagonista una grandissima Juliette Binoche. Insieme a lei Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto e Giovanni Anzaldo.

C’è poi il regista e sceneggiatore Giuseppe Mario Gaudino, in concorso con il suo “Per amor vostro”. Una storia piuttosto dura quella che ambienta nella sua Napoli, con protagonista Anna, una donna che nella vita adulta ha visto infrangersi i suoi sogni di ragazzina. Ha infatti sposato un uomo che si è poi rivelato essere un camorrista e passa le sue giornate chiusa nell’omertà, ad eccezione delle ore che riesce ancora a dedicare al suo lavoro, di suggeritrice televisiva. Poi, all’improvviso la svolta: le viene offerto un lavoro stabile e così trova finalmente il coraggio di staccarsi pian piano dal marito, fino a chiedere il divorzio. Le cose, però non saranno semplici per lei.
Per questo complesso ruolo Gaudino ha voluto Valeria Golino, che qui recita al fianco di Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Salvatore Cantalupo, Rosaria De Cicco e Elisabetta Mirra.