Malato da tempo, Scotty Moore è deceduto ieri, all’ età di 84 anni, nella sua casa di Nashville, in Tennessee. Lo riportano i media Usa, citando fonti della famiglia.

Inserito dalla rivista Rolling Stone al 29esimo posto nella classifica dei 100 migliori chitarristi di sempre, con il suo stile innovativo, Scotty Moore ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo del rock and roll classico e del rock moderno in generale.

Originario di Gadsden (Alabama), si trasferisce a Memphis dopo il servizio militare, nel 1954, dove fonda con il bassista Bill Black il gruppo country Starlite Wranglers. Qui viene in contatto con Elvis Presley, con il quale dà vita al trio dei Blue Moon Boys, (divenuto poi quartetto con l’ aggiunta del batterista D. J. Fontana). Il sodalizio con colui che sarà presto rinominato ‘The King’ si protrae per ben 14 anni, continuando anche quando Elvis intraprende la carriera solista. Durante questo periodo, Moore suonerà nel ruolo di chitarrista solista in tutte le sue più celebri registrazioni, tra cui i brani “Baby let’ s play house”, “Heartbreak hotel”, “Mystery Train”, “Hound Dog” e “Jailhouse rock”. L’ ultima collaborazione tra i due risale al 1968.

Archiviato il proficuo rapporto con Elvis Presley, oltre a portare avanti una carriera discografica solista (dando alla luce tre album), Scotty Moore collabora, tra gli altri, con Jerry Lee Lews, Johnny Cash, Paul McCartney e Ringo Starr, per il quale ricoprì il ruolo di ingegnere del suono nel disco “Beaucoup of blues”. Nel 2000 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.