Si è spento ieri a 67 anni Claudio Caligari, regista di appena due lungometraggi (di un terzo, Non essere cattivo, aveva appena ultimato il montaggio), in ogni caso sufficienti a farlo divenire una delle figure di culto del cinema italiano “sommerso”.

Tre film in quasi 40 anni. Dati che farebbero pensare al Terrence Malick di un tempo (ora decisamente più prolifico), ma Caligari, diversamente dal regista americano, non era interessato al misticismo, quanto alla descrizione dura e cruda della realtà.

La sua pellicola più famosa è infatti uno dei documenti più potenti mai realizzati sulla piaga della tossicodipendenza: Amore tossico, uscito nel 1983, venne portato al Festival di Venezia con il patrocinio di un grande regista come Marco Ferreri. Presentato in una sezione speciale – la materia era troppo incandescente per il concorso principale – vinse il premio De Sica pur essendo affiancato dai lavori di Fellini e Antonioni.

Per il suo film sull’eroina Claudio Caligari scelse di lavorare con degli attori non professionisti davvero alle prese con il problema della dipendenza e che in sostanza interpretavano se stessi. Il regista tentò un approccio documentaristico sulla scia di quanto fatto da Pasolini, con tutti i problemi produttivi del caso: ritardi, malori sul set, indisponibilità degli attori (nelle ultime scene il personaggio di una delle protagoniste dovette essere interpretato da un’altra ragazza). Il film, per quanto potente nonostante gli evidenti limiti di budget, purtroppo finì nelle mani di un produttore disonesto, e venne distribuito in pochissime sale, rendendolo virtualmente invisibile.

15 anni dopo Caligari ritornò al cinema con L’odore della notte, film poliziesco all’italiana (anche se il regista afferma di essersi ispirato a Melville e Bresson) su una banda di rapinatori, che si fa chiamare “dell’arancia meccanica”, nella Roma degli anni ’90. Una pellicola che usa molti volti che poi sarebbero divenuti celebri, come quelli di Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Giorgio Tirabassi, per raccontare una storia che in fondo è la parabola della lotta di classe.

Solo poco tempo fa, allo scopo di consentirgli di ultimare la sua ultima pellicola, un nutrito gruppo di attori e cineasti promossero una raccolta fondi a favore di Caligari, indispensabile per completare Non essere cattivo. Mastandrea, produttore del film, scrisse addirittura una lettera a Martin Scorsese, rimasta senza risposta, in cui gli si chiedeva un aiuto.

La storia di Non essere cattivo è ambientata ancora una volta negli anni ’90, e sempre in periferia: i due protagonisti, due ventenni, si fanno strada in un mondo crudelissimo, ma per sopravvivere la loro amicizia dovrà essere troncata. Si attende di sapere quando la pellicola, purtroppo postuma, troverà una distribuzione e potrà uscire nelle sale.