Se ne va per sempre Arthur Hiller. Il regista aveva 92 anni, reso celebre soprattutto dal suo “Love Story”, fenomeno al botteghino.

SEGUE LA MOGLIE

Iniziata sul piccolo schermo la lunga carriera, il successo è arrivato negli anni Settanta, decennio nel quale rientra tra i registi più popolari di Hollywood. Una Hollywood particolarmente affezionata a lui: eletto prima presidente della Director Guild of America, ha poi ricoperto la stessa carica nel’Academy of Motion Picture Arts and Science, l’organizzazione che assegna gli Oscar. Nata a Edmonton dieci giorni prima del marito, sua moglie Gwen Hiller è morta lo scorso giugno all’età di 92 anni. Un legame indissolubile sin dal loro primo incontro, avvenuto sui banchi di scuola con la proposta di matrimonio – durato 68 anni – fatta da Hiller a otto anni.

UN PREDESTINATO

Nato nel 1923 a Edmonton (Canada), figlio di due immigrati ebrei dalla Polonia, Hiller ha avuto i primi contatti con il mondo dello spettacolo grazie ai suoi genitori, che avevano fondato un’organizzazione teatrale per spettacoli in Yiddish. Il suo massimo show quel “Love Story”, che, lanciato nel 1970, ha incassato 106 milioni di dollari, l’equivalente di 665 milioni di dollari di oggi. “Il film ‘Love Story’ è meglio del romanzo di Erich Segal. E questo è merito di Arthur Hiller”, il commento del critico Roger Ebert.

DRAMMI E COMMEDIE

Nel 2002 ha ricevuto il Jean Hersholt Humanitarian Award per il suo lavoro filantropico. 70 i film diretti per il cinema, la televisione e episodi di serie tv. Un talento prestato a vari generi, dal dramma sull’Olocausto “The Man in the Glass Booth” alla commedia “Una strana coppia di suoceri”. Diverse grandi produzioni, tra cui figurano anche due le due tratte dalle sceneggiature di Neil Simon, “Un provinciale a New York” e “Appartamento al Plaza”.