George Clooney torna dietro la macchina da presa con The Monuments Men (leggi qui la scheda), pellicola basata al libro omonimo Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia (The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History), scritto da Robert M. Edsel nel 2009 e ispirata ad una storia vera (guarda qui il trailer).

Un plotone dell’esercito americano, composto da critici ed esperti d’arte, direttori di musei, ed elementi simili durante la seconda guerra mondiale, ha il compito di cercare e recuperare ogni opera d’arte rubata dai nazisti per poterle riportare negli Stati Uniti d’America e salvarle dalla volontà di distruggerle di Adolf Hitler.

Ad accompagnare Clooney in questa avventura cinematografica un’intera costellazione di star hollywoodianr: da Matt Damon a Cate Blanchett, da Bill Murray a John Goodman, passando per Jean Dujardin, Bob Balaban, Hugh Bonneville.

Nel film la seconda guerra mondiale c’è, ma si intravede soltanto in alcune immagini forti, seppure altamente delicate: un quadro appeso in una casa vuota appartenuta a dei giudei, una Madonna con Bambino avvolta in una coperta e portata via dalla sua Chiesa, delle piccole pepite di oro accumulate in un sacco, denti sottratti a poveri innocenti. Eppure manca qualcosa, o forse qualcosa c’è, ma è inutile: il patriottismo con il quale viene affrontata tutta la vicenda diventa così eccessivo da divenire di cattivo gusto. Gli americani pensano a tutto, gli americano salvano il mondo, gli americani riescono anche a salvare le opere d’arte, patrimonio dell’umanità tutta.

Qui sotto alcune foto scattate sul set.

Anche la volontà di trattare l’argomento con sensibilità, ma senza risparmiare l’humour scanzonato che si percepisce nella coppia Clooney-Damon (strano che non ci sia il terzo “compagno di merende”, Brad Pitt) rende la pellicola più superficiale di quanto volesse effettivamente esserlo. Volete, quindi, 5 buoni motivi per recarvi al cinema dal prossimo 13 febbraio? Eccoveli:

1) il super cast merita, a prescindere dalla discreta qualità del film, il prezzo del biglietto: Bill Muray è superlativo, Cate Blanchett è super-elegante, come sempre;

2) fotografia e scenografia sono accuratamente studiate nei minimi dettagli;

3) vale la pena venire a conoscenza di un pezzo di storia poco noto seppure molto importante per il patrimonio dell’umanità;

4) la scenetta comica sul cattivo francese di Matt Damon;

5) la colonna sonora scritta da Alexandre Desplat, forse un po’ troppo altisonante in alcune scene, ma pur sempre degna di nota.