Durante una crisi come quella attuale l’economia flette, ma le grandi lobby serrano le fila per restare a galla potenziandosi. Insomma, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Qui entra in campo Elizabeth Sloane, algida quarantenne single, lobbista per scelta, ancor più per talento. Anello di congiunzione tra potere politico e capitani d’industria, è colei che sgombera la strada da intoppi burocratici e legislativi per ricchissime società orientate all’espansione. Come? Utilizzando la comunicazione in ogni sua forma. Lecita, e a volte meno lecita. Il personaggio principale di Miss Sloane, ricoperto da Jessica Chastain, abbandona lo studio dov’era punta di diamante perché non accetta, eticamente, di controbattere alla Heaton-Harris, legge in discussione per aumentare i controlli sulle armi da fuoco. La lobby dei produttori texani verrà affiancata dal suo vecchio studio, mentre lei si schiererà contro, seguita dal suo vecchio staff, al servizio di un altro studio, più piccolo ma a difesa della proposta di legge.

John Madden affronta un tema duro, complicato e controverso. La scelta lodevole è stata quella di affidare la storia a una donna per un mestiere che fino a pochi anni fa era unicamente al maschile. Il ritratto umano che ne esce è quello di una persona sola da morire, spinta a un’anaffettività che sembra un baratro, ma lei lo riempie con il lavoro. Anzi facendolo nel migliore dei modi. Proprio questa freddezza le permette di creare i giusti sotterfugi per divincolare sé stessa e ogni suo cliente dalle morse stringenti della legge. Il nome di Miss Sloane a Washington risuona come quello della migliore, perciò il suo carisma viene temuto dagli avversari, sostenuto dai clienti e seguito dal suo staff. Ma non basterà quando verrà convocata a una testimonianza pubblica per presunte scorrettezze commesse sul lavoro.

Di lati oscuri in questo mondo di mezzo Madden ce ne mostra tanti lasciando tantissimo spazio alla parola, al dialogo, al racconto del fatto ancor prima del suo espletamento visivo. Da questo punto di vista il legal thriller che sarà in sala dal 7 settembre risulta un film politico e molto cerebrale. Ma non manca di ritmo e rivelazioni scottanti. Il tema delle lobby, ma soprattutto gli inimmaginabili dietro le quinte, vengono versati sul pubblico con una regia molto curata sulla messa in scena con camere a puro servizio, senza virtuosismi né voli istrionici. La Chastain è superba nel suo ruolo, forse l’unico difetto, non suo ma del personaggio scritto, è l’assenza di scene di tensione emotiva molto forti. Quelle scene che spesso hanno fatto la differenza anche alla Notte degli Oscar. Per questo è ancora molto, anzi troppo presto. E questa piccola mancanza, peraltro venuta da una scelta autoriale ampiamente condivisibile, non vuol dire che il film sia piatto, anzi, il suo fascino da labirinto e trappola amplia quel filone che racconta le sfaccettature dei poteri forti nella società americana.