Un ragazzo cresciuto con le storie raccontate da suo nonno viene in contatto con una misteriosa signora e i suoi bambini speciali. Poteri e bizzarrie fisiche che vanno ben oltre il razionale e nemici mangia occhi dovranno vedersela in oltre due ore di fittissime avventure. Uscirà il 15 dicembre con oltre 300 copie il nuovo film di Tim Burton. Il regista californiano è venuto a presentare in Italia il suo Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, riadattamento dal primo della trilogia di libri fantasy firmata Ransom Riggs.

“Già il titolo, Bambini speciali mi ricordava la mia infanzia”. Ha rivelato Burton. “E poi il modo in cui lui ha messo insieme gli ingredienti del film partendo dalle foto. Io ne faccio collezione e guardare una vecchia foto ti racconta una storia, ma non tutta. Conserva una parte di mistero e poesia. Fa pensare ai fantasmi”.

L’incontro stampa si è svolto a Roma dopo la proiezione d’anteprima e per un fazzoletto di tempo anche i giornalisti sono quasi diventati bambini nel tempestarlo di domande e ringraziamenti per la sua filmografia. “Sono cresciuto in una cultura che divide le persone in categorie” ha raccontato. “In effetti ho avuto una nonna che sosteneva le mie peculiarità. E ho avuto un insegnante d’arte che m’incoraggiava a continuare ad essere me stesso, ad essere speciale. Una rarità, perché bastano un paio di persone che t’incoraggino per accrescere le tue particolarità. Sono stato fortunato”.

Se la fortuna è degli audaci anche l’ispirazione è di chi le apre le porte, o le pagine. “Io avevo già realizzato un libro su un bambino molto speciale, The Oyster Boy, così quando ho letto il titolo ho immediatamente sentito una connessione con il protagonista, Jake”. È stato il suo pensiero sul legame con il romanzo originale. “Il suo sentirsi strano attraverso il suo mondo interiore è una cosa con la quale mi sono identificato immediatamente”. I film di questo regista allegramente arruffato sono spesso poesia, ma anche musica, e Danny Elfman è il suo compositore feticcio, purtroppo assente da Miss Peregrine. “Siamo come quelle coppie che si lasciano e si riprendono in continuazione. In Sweeney Todd per esempio abbiamo scritto insieme le musiche, ma stavolta era impegnato. Diciamo che aveva bisogno di prendersi una pausa da me”. Ha scherzato benevolmente sull’amico musicista.

E non poteva mancare un riferimento alla tecnica che lo ha reso celebre. “Adoro la stop-motion perché ha quella caratteristica dell’essere tattile. I burattini sono vere e proprie opere d’arte. In questo film la lotta tra le due bambole è realizzata con la stop-motion”. Una vera e propria magia del cinema. “Ma siccome ne prende molto per realizzarla, dipende tutto da quanto tempo si ha”. L’ultimo film di Burton conferma anche una Eva Green più convincente che mai, per giunta in un ruolo molto inusuale. “Voi forse no, ma io vorrei una direttrice come Miss Peregrine. Eva ha tutte le caratteristiche di quel personaggio: forte, divertente, un po’ drammatica, potente, efficace. È stata la mia prima scelta. Lei è come una star del film muto”.

Ha ammesso di non realizzare film per un particolare tipo di pubblico Tim Burton, “ma mi è stato detto che Sweeney Todd era piaciuto alle ragazzine di 10 anni: loro non dovrebbero guardare un film del genere!” E accavallando ancora le gambe che scoprivano vistosamente dei calzini rigati bianchi e neri come alcuni dei suoi personaggi, Burton non si è risparmiato in gentilezza e ironia neppure sui prossimi lavori. “Non voglio parlare dei progetti futuri finché non si stiano realizzando. È successo un paio di volte e sono stati cancellati. Quando sarò sul set vi dirò”. E ridendo ci ha ricordato il più grande film che non ha mai girato: il Superman con Nicholas Cage.

Con la testa a frugare nella fantasia che il mondo gli ispira, Burton è anche un autore molto lucido sui tempi moderni. “Oggi non si gode il presente perché lo si vive mutuandolo da un dispositivo. Vai ad ascoltare musica ad un concerto, ti guardi intorno e vedi tutti con il telefonino. Oggi i ragazzini giudicano sé stessi dai like. È molto triste”. Ma attirato morbosamente dagli occhi fin dal Nightmare Before Christmas ha anche ammesso: “La prima cosa che noto quando una persona entra in una stanza sono gli occhi”. E giù un’elegia agli occhi della Green. Infine non si poteva non chiedergli dove andassero le favole, quelle di carta che sembrano mangiate dal digitale, e lui: “In realtà non lo  so. Sono le favole e le storie di mostri che mi hanno sempre interessato e per questo motivo mi sono sentito attirato da questa storia”. È la sua nuova storia Miss Peregrine, ed Eva Green la sua musa. C’è da scommetterci che ai millenials non dispiaceranno affatto.