Per chi non lo conoscesse, stiamo per parlare di uno dei più grandi mattatori della televisione italiana. Impossibile dimenticare Enzo Tortora, conduttore, per oltre vent’anni, di alcune tra le trasmissioni Rai di punta. Da La Domenica Sportiva a Portobello, Enzo Tortora ha letteralmente cambiato i canoni standard della tv generalista, attraendo per la prima volta la gente comune, coinvolgendola direttamente sul piccolo schermo e utilizzando un modo di scrivere creativo che ha anticipato i format e gli studi degli anni Novanta. Ma quando si parla di Enzo Tortora, c’è anche altro da dire. Qualcosa che molti ricordano amaramente.

Il presentatore ligure è ricordato anche per la triste vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto quand’era al culmine della popolarità. 
È il 17 giugno 1983 quando Tortora viene arrestato e trasferito nel carcere di Regina Coeli, dove trascorre sette mesi con l’accusa di traffico di droga e associazione per delinquere di stampo camorristico, sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti. In un attimo il conduttore perde tutto: fama, libertà e affetto della gente. Inizia, così, per Tortora una battaglia personale contro l’ingiustizia subita e una politica per migliorare le condizioni dei detenuti. I radicali vedono in lui un testimone eccezionale per le loro campagne sul sistema giudiziario. Eletto nel 1984 deputato al Parlamento europeo nelle liste del partito radicale, il presentatore rinuncia all’immunità parlamentare per affrontare la giustizia. Condannato a dieci anni di carcere, si fa arrestare durante un comizio e torna ad affrontare le aule di tribunale nel processo d’appello, in cui le accuse dei pentiti crollano.

Nel 1986 viene assolto con formula piena. Così, seppur provato dalla terribile esperienza, Tortora può riabbracciare il suo pubblico, lasciato tre anni prima. Nel riprendere la conduzione di Portobello, il presentatore pronuncia le note parole: “Dunque, dove eravamo rimasti?”.

Proprio da qui parte la miniserie trasmessa in due puntate su Rai Uno, con la regia di Ricky Tognazzi. Lo stesso Tognazzi veste i panni di Enzo Tortora per ripercorrere non soltanto la sua vicenda giudiziaria, ma anche i momenti salienti della sua carriera e della storia della televisione italiana.