Scompariva 7 anni proprio in queste ore uno dei registi più influenti di sempre della storia del cinema che ha reso celebre il cinema italiano all’estero nella stagione del post Neo Realismo.

Michelangelo Antonioni è stato senz’altro un personaggio che ha diviso profondamente critica e pubblico, e anche gli stessi studiosi pur riconoscendo l’importanza della sua opera, hanno a volte messo in discussione i risultati finali del pensiero filmico dell’autore.

Lo stesso François Truffaut, che prima di divenire regista era stato critico, pur se a malincuore non riuscì a nascondere la propria opinione negativa sul collega: “Antonioni è l’unico regista importante su cui non ho nulla di buono da dire. Mi annoia; è così serioso e privo di ironia…

Eppure, come già detto, una certa parte del cinema cosiddetto d’autore, che ha la pretesa di elevarsi a forma d’arte, si ispira senza vergogna alle suggestioni portate avanti dal maestro ferrarese, nato il 29 settembre del 1912. Quella di Antonioni è stata una carriera di altissimo livello, che gli ha fruttato un Oscar alla carriera, un Leone d’oro, una Palma d’Oro e l’Orso di Berlino e che ha preso il via dal lavoro di assistente per Rossellini e sceneggiatore per Fellini.

Le sue prime pellicole di finzione, precedute e poi alternate ai molti documentari, prendono spunto da situazioni di base tipiche del giallo per poi proporre indagini psicologiche che già prefigurano i temi dell’incomunicabilità che avrebbero contraddistinto la successiva fase del lavoro del regista: Cronaca di un amore, I vinti, La signora senza camelie, Le amiche sono i titoli di queste prime opere.

Più nota quella che è stata definita la tetralogia esistenziale, formata da L’avventura, La notte, L’eclisse e Il deserto rosso (quest’ultimo con uso spettacolare e molto studiato del colore), nel quale il discorso stilistico piuttosto ostico viene piegato all’indagine della condizione dell’uomo nel Novecento.

Forse ancora più famosi sono i film recitati in inglese e girati al di fuori dell’Italia, anche per la pregnanza di alcune scene che hanno forse trovato maggiore fortuna rispetto all’intero film: di Blow-Up ricordiamo tutti la partita a tennis dei mimi, o l’osservazione delle fotografie del presunto delitto, di Zabriskie Point è impossibile ignorare la scena finale, così come altrettanto potente l’epilogo di Professione: reporter.