Il celeberrimo documentarista Michael Moore ha portato il suo ultimo film Where to Invade Next al Toronto International Film Festival, dove ha aperto la manifestazione ed è stato oggetto delle prime recensioni della stampa specializzata.

Come al solito Moore ha proposto una lavoro che pone domande scomode allo spettatore medio americano: una caratteristica che il regista ha fatto propria sin dal suo esordio Roger & Me, del 1989, e che ha poi contraddistinto alcuni classici come Bowling for Columbine (vincitore dell’Oscar), Sicko, Fahrenheit 9/11 (Palma d’oro a Cannes) e Capitalism: A love Story.

Mentre il Festival di Venezia si è chiuso con alcune tiepide polemiche riguardanti la vittoria del Leone d’oro da parte dell’outsider Desde Allà, il Toronto International Film Festival, divenuto da tempo la maggiore manifestazione cinematografica nordamericana, ha scelto di aprire le danze con l’atteso lavoro di Moore che arriva 6 anni dopo il suo ultimo film.

Il titolo – Where to Invade Next, ovvero “Chi invadere la prossima volta”) – potrebbe trarre in inganno l’ignaro spettatore, tale anche perché il progetto è stato tenuto segreto e pochi dettagli sono trapelati prima della presentazione ufficiale. Ci si aspetterebbe infatti un film anti-bellico, ma si tratta solo di una premessa: nell’introduzione del film Michael Moore, che ha da poco compiuto 60 anni, finge di essere invitato a una riunione delle forze armate statunitensi in cui gli viene posta proprio la domanda del titolo: dopo aver perso tutti i conflitti posteriori alla Seconda Guerra Mondiale gli USA chiedono al regista quale Paese possa costituire un facile obiettivo.

Il cineasta allora inaugura un giro per l’Europa durante il quale dimostra che tutto il denaro speso nel reparto bellico dal suo Paese in altre nazioni viene destinato ad altre settori, proponendo una sfilata di ciò che, a suo dire, funziona meglio presso i cugini d’oltreoceano: le mense scolastiche della Francia, il sistema carcerario norvegese, il diritto alle ferie pagate dell’Italia, i finanziamenti all’istruzione pubblica slovena e via dicendo.

Il film è stato accolto nei modi più disparati: c’è chi come HitFix l’ha definito un’opera molto ingenua e in parte ridicola nel suo ottimismo, e chi invece come Vulture l’ha lodato come il film più emozionale del regista. In ogni caso, ne siamo sicuri, sarà come sempre un film che farà discutere e litigare opposti schieramenti politici.