A 77 anni se n’è andato Michael Cimino, il regista premiato con l’Oscar per il suo film più celebre e apprezzato, Il cacciatore. Il grande autore cinematografico, nato a New York nel 1939 da una famiglia di origini italiane, è però ricordato anche per la controversa realizzazione della sua opera successiva, I cancelli del cielo.

La carriera di Michael Cimino è una delle rappresentazioni più efficaci di quanto sia facile passare dalle stelle alle stalle nel giro di pochi anni, soprattutto a Hollywood. All’inizio degli anni ’70, dopo essersi trasferito da New York City a Los Angeles, Cimino si fa notare come co-sceneggiatore per le pellicole 2002: la seconda odissea e Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan.

Nel 1974 arriva il suo esordio come regista con Una calibro 20 per lo specialista, film con Clint Eastwood e Jeff Bridges che ottiene un buon successo. L’esplosione vera arriva però con la sua pellicola successiva, Il cacciatore, che nel 1979 si porta a casa 5 premi Oscar su 9 nomination, tra cui le statuette per il miglior film e per la miglior regia.

A quel punto Michael Cimino è il nome di punta della New Hollywood e sembra poter fare ciò che vuole. Con il successivo I cancelli del cielo realizza così la sua opera più ambiziosa: un western epico della durata di tre ore che però viene massacrato dalla critica e snobbato dal grande pubblico. Il film viene considerato uno dei flop più clamorosi di tutta la storia del cinema e porta persino al fallimento della compagnia di produzione che l’ha distribuito, la United Artists.

Per quanto negli anni successivi I cancelli del cielo verrà, almeno in parte, rivalutato, per Michael Cimino quello è stato un colpo durissimo, da cui ha avuto grandi difficoltà a rialzarsi. Con i suoi lavori successivi, pochi e realizzati non senza problemi, il regista di origini italiane continuerà purtroppo a restare lontano dall’acclamazione di critica e dal successo di pubblico de Il cacciatore.

Nel 2015, al Festival di Locarno, a Michael Cimino è stato assegnato il Pardo d’onore. Uno dei pochi riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni da un grande del cinema dalla carriera davvero troppo sfortunata.