Ricorrono oggi i 20 anni dalla morte di Mia Martini. Era il 12 maggio 1995 quando Mimì, 47 anni, veniva trovata senza vita nella sua casa di Cardano al Campo (Varese), al culmine di una carriera intensa e di una vita costellata di cicatrici e delusioni.

Domenica Adriana Rita Berté, sorella maggiore di Loredana Berté, nacque il 20 settembre 1947 a Bagnara Calabra. Mimì Berté fù il suo primo nome d’arte. Solo nel 1973 diventerà Mia Martini. Successi come “Piccolo uomo”, “Donna sola”, “Minuetto” (firmata da Franco Califano), “Inno”, “Agapimu”, “Che vuoi che sia…” e “Libera” la consacrarono tra le protagoniste assolute della musica italiana degli anni 70. Una popolarità che crebbe ulteriormente con le partecipazioni a Sanremo, nel 1982, con “E non finisce mica il cielo” (firmato da Fossati, suo grande amore) e nel 1989 con “Almeno tu nell’universo”. E poi ancora “Gli uomini non cambiano”, secondo a Sanremo, “La nevicata del 56″ e “Donna”. Brani indimenticabili e una voce che a tutt’oggi  è considerata tra le più belle della musica italiana. L’ultimo album di Mia Martini sarà “La musica che mi gira intorno”, dedicato ai brani dei colleghi che più amava: Fabrizio De André, Ivano Fossati, Zucchero, De Gregori, e Lucio Dalla.

La sua intramontabile voce di si spense quel 12 maggio 1995 per “un’overdose di stupefacenti”, così decretò l’autopsia, nonostante le lunghe polemiche sulle cause del decesso.

In suo onore, nell’anniversario della morte, la casa editrice Frassinelli pubblica oggi “Il cielo resta quello” di Francesco Leto. Un romanzo corale ambientato a Bagnara Calabra, dove la Martini è nata e cresciuta. Inaugurata pochi giorni fa anche la mostra “Mia Martini”, ospitata alla Galleria The Wall of Sound di Alba, con le immagini realizzate dai fotografi che l’hanno seguita più da vicino durante l’intero arco della sua carriera, Mauro Balletti, Mimmo Dabbrescia, Guido Harari e Cesare Monti. Immagini raccolte anche nell’omonimo libro pubblicato da Tea.