La mia vita è finita ed è ricominciata il 15 agosto del 1993 sulla Salerno-Reggio Calabria. Mi trovai costretta a guidare l’auto durante una tournée. Ero furibonda. Mi chino per spingere nel portasigari il cavo del caricabatteria del telefono e mi rendo conto di aver oltrepassato il guardrail. Il tachimetro segna centoventi km all’ora. Sterzo verso destra, in un attimo sono nella corsia di emergenza. Controsterzo. No airbag, no cintura di sicurezza. Chiudo gli occhi.

Ecco come descrive Paola Turci il giorno che le ha segnato la vita, il giorno in cui un forte incidente d’auto ha rimesso in discussione il suo passato e il suo futuro.

La famosa cantante, dopo vent’anni, ha voluto raccontare la sua vita prima e dopo quella tragica esperienza in un libro che non a caso ha deciso di intitolare “Mi amerò lo stesso”. L’incidente segna Paola nel corpo e nell’anima, a causa di quelle cicatrici che le rovinano il volto e le proibiscono di sentirsi accettata come artista e come donna. Ma oggi Paola Turci è guarita, così come lo si intuisce da un’affermazione emblema del suo libro: “Non dirò mai più di essere brutta, dopo l’incidente”. Tutto merito delle tredici operazioni a cui si è sottoposta, ma non solo: “La fede mi ha abbracciata. Credere vuol dire che hai superato ogni ostacolo, anche la morte. Credo che questa sia la scoperta più grande che ho fatto in questa esperienza”.