Domenica 29 e lunedì 30 marzo 2015, alle 21.15, Rai1 omaggia a due anni dalla sua scomparsa un grande campione olimpico con il film tv “Pietro Menna – La freccia del sud” di Ricky Tognazzi. Ma cosa sarebbe un atleta senza un avversario degno di lui? Dietro ogni grande campione c’è sicuramente un grande antagonista che lo spinge a dare il meglio di sé, e nel caso di Pietro Mennea, interpretato da Michele Riondino, si tratta di uno dei protagonisti della storia dello sport, l’ucraino Valery Borzov, che ha il volto del giovane talento Marius Bizău.
Girato fra Barletta, Bisceglie e Bari con il sostegno di Apulia Film Commission, il film in due puntate è cooprodotto da Rai Fiction e da Luca Barbareschi per conto di Casanova Multimedia. Proprio Barbareschi, che aveva lavorato con Marius Bizău in Nebbie e delitti, ha pensato all’attore classe 1983, considerando anche la sua somiglianza fisica quasi sconcertante con il Valery Borzov degli anni Settanta.

Medaglia d’oro nei 200 metri piani alle Olimpiadi di Mosca del 1980, detentore del record del mondo dal 1979 al 1996 e unico duecentista nella storia dell’atletica mondiale a qualificarsi per quattro finali olimpiche, Pietro Mennea, partendo dal Sud Italia, è riuscito a imporsi in tutto il mondo.

Marius Bizău: Sì, la miniserie infatti, raccontando la vita e le vicende sportive dell’atleta, mette l’accento proprio sull’uomo Mennea, sul suo modo di essere. Mennea è stato davvero un caso particolare nel panorama dello sport ad alti livelli: le sue origini umili, origini del Sud in un periodo storico in cui la differenza dal Nord del Paese si faceva veramente sentire, lo hanno fatto sembrare inizialmente sfavorito. Il film racconta anche tematiche attualissime, come la discriminazione razziale, la povertà, la determinazione, i sacrifici, il duro lavoro e la vittoria.

Il suo personaggio, l’ucraino Valery Borzov, grande rivale di Mennea con la maglia dell’Urss e vincitore di 5 medaglie d’oro alle Olimpiadi, all’arrivo del pugliese sulle piste internazionali era imbattuto da due anni.

Borzov e Mennea sono stati due grandi campioni di un’epoca con una lealtà tra sportivi che non c’è più, ma sono stati anche gli ultimi due caucasici a vincere i 100 e i 200 metri. Valery Borzov era un atleta sui generis, soprannominato da tutti i media il “russo bionico” per la freddezza con cui si comportava prima e dopo la gara, impassibile anche alla fatica fatta e alla vittoria. Anche Mennea ne rimase colpito: anni dopo Borzov dichiarò che si trattava, infatti, proprio di una strategia per destabilizzare gli avversari. Mi sono preparato a interpretarlo guardando i video dell’epoca per imparare a muovermi come lui e anche a correre come lui.

Interpretare un atleta del livello di Valery Borzov non deve essere stato facile neppure dal punto di vista fisico.

Questo è stato effettivamente il ruolo più fisico che abbia mai affrontato. Per fortuna l’allenamento pre-pugilistico fatto in passato mi ha predisposto al lavoro con Roberto Piscitelli, preparatore e responsabile del settore velocità della nazionale di atletica leggera. Io e Michele Riondino ci siamo sottoposti a duri allenamenti di 2 mesi presso lo stadio della Farnesina di Roma per migliorare potenziamento muscolare e abilità nella corsa. Nonostante l’allenamento, sul set – quando i 100 metri dopo vari ciak si moltiplicavano per 10 e quando ci si trovava a correre in pista con atleti veri – la fatica si è fatta sentire. I massaggiatori e i medici sono stati preziosi quando i crampi ci hanno assaliti dopo aver corso durante le riprese dalle 8 alle 12!

Marius Bizău, un nome rumeno, tanti ruoli di personaggi dell’Est Europa in cinema e tv, ma una dizione italiana perfetta. Merito dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, dove sei stato l’unico straniero a diplomarti come “attore italiano”?

Vado molto fiero di questo diploma. Sono arrivato in Italia a 15 anni dalla Romania, per raggiungere mia madre, e anche se la strada della recitazione in principio non mi convinceva, perché non sembrava un vero e proprio “lavoro”, sono stato ammesso alla Silvio D’Amico inizialmente come attore straniero, e dopo aver finito questo primo anno ho passato di nuovo l’esame di ammissione per il corso come “attore italiano”. Finita la scuola la mia carriera è iniziata tra teatro, con registi come Armando Pugliese; televisione, lavorando con Luca Barbareschi, Cinzia TH Torrini, Lucrezia Lante della Rovere e David Petrucci; e cinema internazionale (tra le ultime esperienze “Third Person”, di Paul Haggis, con Liam Neeson).

Recitazione in italiano, in inglese e in rumeno, dunque.

Sì, anche se in Italia, purtroppo, molti responsabili di casting si lasciano fuorviare dal mio nome e mi cercano solo per interpretare personaggi dell’Est Europa. Tuttavia non mi lamento, perché anche così ho modo di fare esperienze di crescita: in aprile interpreterò per la fiction Squadra Mobile un serbo, mentre in sei puntate di Squadra Antimafia sarò un russo poco raccomandabile.