Tutti conoscono Mel Brooks, sicuramente di nome e di fama, ma in pochi conoscono la sua storia, le sue origini, la sua carriera, la lunghissima filmografia e l’elenco dei premi vinti in quasi 50 anni di carriera. Proprio oggi ricorre il 40esimo anniversario della prima proiezione di Frankenstein Junior, il capolavoro cinematografico che ha portato Brooks alla ribalta insieme a Gene Wilder, protagonista e co-sceneggiatore della pellicola. Noi di Leonardo.it vogliamo proporvi un tuffo nel passato per rivivere insieme i momenti più importanti della vita di Mel Brooks per ricordare, infine, tutti i celebri film che hanno reso indelebile la sua carriera di regista.

Melvin Kaminsky, vero nome del regista, nacque a New York, più precisamente nel quartiere di Brooklyn, il 28 giugno 1926 da genitori ebrei, figli di immigrati dalla Germania, dalla Russia e dalla Bielorussia. E’ forse inspiegabile, ma la vena comica ha sempre fatto parte di lui, fin dai primi momenti dell’infanzia per arrivare al periodo che l’ha visto presente al fronte. Era il periodo della Seconda Guerra Mondiale e Mel Brooks intratteneva i suoi compagni dell’esercito nel quale militò alla fine del conflitto al termine del quale aveva raggiunto il grado di caporale nella 1104º battaglione genieri della 78ª divisione di fanteria, dando vita a esilaranti scenette, imitazioni e parodie. I colleghi militari sembravano apprezzare le trovate comiche di Brooks tanto che il successo ottenuto durante il periodo della guerra sarebbe stato trasformato di li a poco in veri e propri spettacoli che avrebbe proposto anche al suo ritorno alla civiltà.

La comicità, dunque, è sempre stata uno dei capisaldi della vita di Mel Brooks che, dopo una gavetta non proprio semplice da affrontare, fatta spesso anche da delusioni da parte del suo pubblico, riuscì ad arrivare alla tanto sognata televisione. Fu così che iniziò a scrivere testi per alcuni importanti show televisivi, come Your Show of Shows dove Mel si scriveva battute e barzellette per gli ospiti del programma, tra i quali ci fu anche un giovane Woody Allen. Fu proprio grazie alla sua fantasia e vena ironica che riuscì ad aggiudicarsi il suo primo Grammy. Probabilmente anche grazie a questo successo Brooks decide di non abbandonare la tv, continuando a scrivere commedie e ideando alcuni format televisivi. Proprio durante il periodo in cui la vita di Mel era dedicata alla tv ecco l’incontro con Anne Bancroft, l’attrice premio Oscar che sposò nel 1964 e che lo avvicinò sempre di più al mondo del cinema.

Fu il 1968, però, l’anno della svolta, quello che lo vide per la prima volta nei panni di regista con il film “Per favore, non toccate le vecchiette“, film che diete il via anche alla solidissima collaborazione con Gene Wilder. Nonostante lo scarso riscontro economico da parte del pubblico, il film ebbe un notevole successo che gli consentì di vincere il Premio Oscar alla migliore sceneggiatura originale. Ed è proprio da qui che la carriera di Brooks spiccò il volo, proseguendo nel 1970 con “Il mistero delle dodici sedie“, altro lungometraggio un po’ sfortunato al botteghino ma che gli diede la giusta spinta per dedicarsi a un genere a cui il regista era da sempre destinato: quello della parodia. E’ stato proprio 4 anni dopo che con Mezzogiorno di fuoco” e “Frankenstein Junior” ottenne un enorme successo, questa volta sia da parte del pubblico che della critica. Da ricordare anche pellicole diventate storiche per il genere parodico come “Alta tensione”, “Balle spaziali”, “Robin Hood: un uomo in calzamaglia” e “Dracula morto e contento”.

La verve comica di Brooks è qualcosa che resterà per sempre indelebile nel tempo. Lo stesso regista, premiato con il tanto celebre calco delle mani nella Walk of Fame di Hollywood, ha commentato in modo sarcastico e piuttosto pungente l’onorificenza ottenuta: “Sono contentissimo ma sorge una domanda: perché ci hanno messo tanto? Perché sono dei maledetti testoni. Se Frankenstein Junior fosse stato a colori lo avrebbero celebrato 20 anni fa”. A 88 anni è ancora forte, in forma e pieno di spirito. Tra i suoi idoli del momento ricorda Quentin Tarantino, apprezzato per “la sua crudezza e coraggio”, Spike Lee, gli piacciono molto i giovani ma “i vecchi li apprezzo di più perché sono uno di loro”.

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