Alla soglia dei 60 anni d’età, Platinette, ha deciso di appendere parrucca e abiti al chiodo (chissà forse solo momentaneamente) e tornare ad essere Mauro Coruzzi. Non solo: a settembre ha subito un piccolo intervento che lo aiuterà a dimagrire. Il conduttore di “W l’Italia” in onda su Rtl102.5, si è raccontato in una lunga intervista a Vanity Fair in edicola questa settimana: “Non voglio diventare magro, voglio poter respirare -ha detto- Per me il cibo rappresenta il modo più semplice per trovare pace. È come essere un tossicodipendente”.

Una vita, quella di Coruzzi, tormentata fin da bambino: “Ho sempre avuto paura di fare la vita dei miei genitori. Operai, ex contadini, a casa praticamente non si scambiavano una parola e, quando accadeva, era una lite. Dopo essere stato internato in Germania, mio padre era tornato con una forma grave di depressione, lo avevano sottoposto più volte a elettroshock. E, poi, non era neppure il mio vero padre”.

Coruzzi racconta di essere sempre stato convinto che la madre avesse un amante: “Telefonava a casa e se rispondevo io faceva finta di aver sbagliato numero. Dopo un po’ ho capito che voleva sentire la mia voce. Mia madre mi lasciava fino alle cinque del pomeriggio dalle suore: curavo il giardino, leggevo. Mentre, il sabato, mi portava con lei dalla parrucchiera dove divoravo le riviste femminili. Sono cresciuto da solo, passando da Sant’Agostino a Novella 2000″.

E rivela un episodio, finora inedito, della sua vita che riguarda un triangolo amoroso e un bambino mai nato: “a 18 anni, ho avuto una ragazza che mi tradiva con un nostro compagno di scuola, con il quale, nel frattempo, anch’io avevo avuto una storia all’insaputa di lei che, intanto, era rimasta incinta di me. Siccome l’aborto era ancora illegale, chiedemmo aiuto ai radicali”.

E se quel bambino lo avesse tenuto? “Mi sarebbe piaciuto avere qualcuno di cui prendermi cura. Ma non si può vivere di rimpianti”.