La Iena Matteo Viviani ha voluto dire la sua sul messaggio minatorio ricevuto qualche tempo fa. L’inviato del programma di Italia 1, intervistato dal settimanale di “Visto“, ha riassunto così la preoccupante vicenda che lo ha coinvolto:

“Qualche settimana fa, alle 10:20 del mattino, ho ricevuto un messaggio anonimo sul mio telefonino, scritto in un italiano improbabile e con tono mafioso-camorristico, dove mi si intimava di fermarmi su una non meglio specificata messa in onda, perché della gente cattiva stava preparando il mio ultimo vestito. E mi si intimava pure di controllare la cassetta della posta per l’avvertimento finale. Le autorità competenti stanno indagando per risalire al mittente”.

Secondo la Iena, il servizio che ha fatto scattare la minaccia di morte sarebbe stato il suo reportage sui frati cappuccini di San Giovanni Rotondo, accusati da una donna che avrebbe subito da uno di loro abusi sessuali. Per ora ancora nessuna certezza ma, nonostante le intimidazioni, di sicuro c’è che Viviani ha deciso di continuare a lavorare come ha sempre fatto:

“Non ne faccio un dramma ma il livello di vigilanza è alto. Chi si nasconde nell’anonimato è un vile. Il mio lavoro non cambia e continuo con tutte le inchieste che ho in corso anche se ho preso le mie precauzioni”.

Matteo, quindi, non si ferma con i suoi servizi, anche se non nega che la preoccupazione c’è, soprattutto nei riguardi della moglie Ludmilla Radchenko e della figlia Eva:

“Vado dritto per la mia strada a fare giornalismo d’inchiesta. Certo, da padre di una bambina e da marito, può capitare di riflettere e di porsi delle domande, ma più per loro che per me. Quando si diventa padri, subentra un profondo senso di responsabilità”.