Un sorriso che si sarebbe riconosciuto tra mille, lo sguardo buono e quella timidezza così atipica per un napoletano da farlo sembrare quasi di un altro paese, ma l’accento, quello era inconfondibile. Quel bel guaglione che era Massimo Troisi ci ha lasciato ormai 20 anni fa. Un triste epilogo quello al quale ci ha costretti andando via a soli 41 anni, stroncato da un infarto che lo ha colto nel sonno a soli 12 ore dalla fine delle riprese de Il postino, diretto da Michael Radford, il film che aveva amato di più e che sarebbe stato poi candidato all’Oscar.

Massimo soffriva di un’anomalia cardiaca riscontrata già quando era un giovane ventenne, un’operazione negli Usa sembrava aver risolto il problema, ma evidentemente ci si sbagliava. Non amava parlare della sua salute e così la sua scomparsa è arrivata come un fulmine a ciel sereno, colpendo la sua famiglia, ma anche tutto il mondo del cinema.

Le sue umili origini si sono riflesse in pieno nel suo carattere: nato a San Giorgio a Cremano, era cresciuto in un appartamento di piazza Tarallo con i genitori, cinque fratelli e altri nove tra nonni, zii e cugini. Osservandolo dall’esterno era apparentemente timido e riservato, in realtà un vero mattatore che, dopo la nascita del gruppo La smorfia (con Lello Arena e Enzo Decaro), ha preso il volo nel mondo dello spettacolo partecipando ad una serie di programma televisivi di successo come Non StopLa sberlaLuna Park.

Da lì il cinema con il suo film di esordio alla regia, Ricomincio da tre, ottenendo un grande successo di pubblico e solo successivamente di critica, quindi Scusate il Ritardo e nel 1984 a fianco dell’irresistibile Benigni, sia come regista che come attore, nel film Non ci resta che piangere. E’ del 1985 invece la curiosa interpretazione di quella strana operazione produttiva che è Hotel Colonial di Cinzia Torrini. Passano due anni (1987) ed è ancora una volta impegnato in prima persona, dietro e davanti alla macchina da presa con il film Le vie del Signore sono finite. Quindi i tre film di Ettore Scola che lo vedono impegnato nuovamente come attore: Splendor (1989), Che ora è (1989), che lo ha visto trionfare alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990).

Con Pensavo fosse Amore… Invece era un calesse (1991) di cui è anche autore e interprete, Troisi firma la sua quinta regia cinematografica. Sarà la sua ultima avventura dietro la macchina da presa… (Leggi qui la sua filmografia completa).