Mario Venuti ha alle spalle una carriera che dura da oltre 20 anni ma non ha intenzione di abbandonare la musica e lo dimostra con la pubblicazione del suo ultimo album, “Il tramonto dell’Occidente”, ottavo disco in studio dell’artista nato anche dalla collaborazione con numerosissimi nomi del panorama musicale internazionale. Noi di Leonardo.it lo abbiamo incontrato, parlando insieme del suo ultimo lavoro, di com’è nato e di quanto la musica negli ultimi anni abbia subito una drastica trasformazione come Mario stesso ci ha rivelato in un’intervista esclusiva realizzata a pochi giorni dall’uscita de “Il tramonto dell’Occidente”. Ecco il nostro incontro con Mario Venuti.

Dai tempi di “Un po’ di febbre”, primo album di Venuti del 1994, la musica è cambiata, specialmente grazie alle numerosissime piattaforme digitali che permettono la fruizione dei dischi in maniera molto (forse troppo) semplice “modificando la percezione che noi stessi abbiamo della musica”, facendo perdere all’ascoltatore il vero senso delle canzoni e il concept di un album (guarda qui il video della nostra intervista a Piero Pelù). Con Mario abbiamo voluto affrontare anche temi che riguardano il suo album, ricco di spunti per riflessioni profonde come la crisi, la religione e un mondo che nonostante tutto continua a farsi la guerra: come Venuti afferma “i laici che credono in una pacifica convivenza al di là delle diversità devono prendere più spazio, cercando di impostarsi il cammino per riappacificare il mondo”.

Tanti gli argomenti che riguardano l’attualità e l’evoluzione della musica da lui vissuta negli ultimi 20 anni di carriera, partendo dai tempi in cui iniziò a suonare, fino ad arrivare ai tanto chiacchierati talent musicali, show televisivi che Venuti non apprezza perché “solo uno su mille ce la fa”, sottolineando che “non sono i ragazzi a non essere validi, è il contenitore il problema: è impostato per essere un tritacarne e si tende a sfruttare un cantante per una stagione tenendolo su un palmo di mano per poi lasciare spazio agli altri l’anno successivo” (guarda qui il video della nostra intervista a Beppe Carletti dei Nomadi). Ma la modernità è fatta anche dai Social Network, strumento che il cantante utilizza spesso per restare in contatto con i suoi fan, consapevole della diversità che ogni piattaforma richiede a livello comunicativo per divulgare uno specifico messaggio e della necessità di essere costantemente “alimentati anche con qualche chiacchiericcio (non sempre utile) che li trasforma in focolai di polemiche” perché d’altronde “la parola scritta, utilizzata con il tono sbagliato può creare equivoci e fraintendimenti”.

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