C’è chi lo ama, chi lo odia, chi lo segue da anni e non smette di guardare i trailer non-sense che lo hanno reso famoso su Youtube. Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, di strada ne ha fatta e non poca: il suo mondo è quello della web tv, ma non ha mai disdegnato il piccolo schermo: così da un paio di settimane lo vediamo su MTV con Mario – una serie di Maccio Capatonda, che racconta il mondo dell’informazione tele-giornalistica italiana attraverso una critica neanche troppo velata ai suoi protagonisti (o dovremmo dire aguzzini?)

Chi vi parla è un’amante del vecchio Maccio, quello di Emmobbastaveramenteperò e di quel piccolo capolavoro che è La Febbra. Sebbene gli altri esperimenti seriali – come Drammi Medicali e La villa di Lato, che potete trovare sulla web tv dedicata alla comicità Floptv - siano altrettanto riusciti, il ricordo dei personaggi storici come Herbert Ballerina, Anna Pannocchia e Ivo Avido è indelebile.

Quello che ho sempre apprezzato di Marcello Macchia è la sua capacità di mostrare quello che abbiamo davanti agli occhi senza filtro alcuno: così, nei suoi trailer – forti di una buona regia e di un buon montaggio – si prendeva in giro il linguaggio e i toni del cinema nostrano e internazionale; nelle sue serie parallele, come Drammi Medicali, si prendeva spunto dai medical-drama (ma quelli fatti male, alla Occhi del Cuore 2 di Boris, per intenderci).

In Mario invece la lente è puntata sull’informazione nostrana, quella dei telegiornalisti indiscreti, fuori luogo e venduti al sistema . MTV lo manda in onda tutti i giovedì alle 22.50 (ma lo trovate anche in replica oppure on-demand sul sito) e anima con questo team di attori che abbiamo imparato a conoscere e amare la sua seconda serata (illuminata anche da prodotti brillanti come Il Testimone di PIF).

Leggendo i magazine di gossip  o guardando i TG di costume, anche il più distratto spettatore può cogliere le anomalie di cui parla Mario: servizi inutili, focus sulla cronaca più becera animata da gattini  e orsetti, domande imbarazzanti, rubriche di cucina che riempiono vuoti incolmabili lasciati dalla vera informazione, quella non detta, o celata.

Mario, grazie a Maccio Capatonda e agli altri protagonisti della serie, costruisce un vero telegiornale, con tanto di inviati sulla scena del delitto, sondaggi e televoto, gossip, rubriche medico- allarmistiche, il meteo rigorosamente dopo la pubblicità. Tutto è costruito come se fosse vero – ed è vero, d’altronde, che molti Tg puntano sul costume fatto male per portare avanti mezz’ora di diretta – ed è recitato bene, con spunti ben indirizzati ai soliti noti della tv che non starò a citare neanche io, dato che il loro nome è impresso a caratteri cubitali in ogni battuta di Mario e dei suoi.

Il consiglio: recuperate i primi episodi di Mario – Una serie di Maccio Capatonda. Sul lungo e diluito Macchia a volte stenta a trovare una direzione incisiva e forse è per questo che lo apprezzo di più nel nonsense totale dei suoi trailer, da Sossoldi a Ma anche no.

Eppure, credetemi: se siete tra gli estimatori della satira sottile, è la serie che fa per voi. E se gli spunti del TG di Mario vi sembrano banali, c’è solo una grande verità che vi farà apprezzare maggiormente questo prodotto: è la realtà che riprende e fotografa ad esserlo, né più, né meno.

Maccio non aggiunge nulla di nuovo a quello che vediamo tutti i giorni, lo ridicolizza soltanto o lo esagera, giusto per metterlo sotto gli occhi di chi, incauto, guarda la tv e i suoi prodotti fidandosi delle loro parole.