Vi ricordate di Marina La Rosa, concorrente del “Grande Fratello”, nella prima storica edizione andata in onda nel 2000, meglio conosciuta come “la gatta morta”? In quella stagione c’erano anche Cristina Plevani, Roberta Beta e persino Pietro Taricone. Ora Marina La Rosa, a distanza di 18 anni dal Gf, racconta cosa è rimasto di quell’esperienza e soprattutto del soprannome che le fu dato:

In verità non sapevo neanche cosa significasse il termine “gatta morta”. Tuttavia mi ricorda molto la celebre commedia “Come tu mi vuoi” di Pirandello, in cui l’autore spiega come ogni persona abbia bisogno di identificare gli altri in categorie: belli, bravi, brutti, omosessuali, alti, ipocriti, cattivi, ingenui, etero e, perché no, anche in gatte morte. Sono in fondo tutti pregiudizi dettati dalle nostre paure. Per cui, in tutta onestà, non mi sono mai preoccupata dei giudizi della gente.

Il “Grande Fratello” non le ha cambiato la vita, almeno dal punto di vista professionale, ma le ha regalato la cosa più bella della sua vita, suo marito Guido Bellitti:

Se non avessi mai fatto quell’esperienza non avrei mai conosciuto Francesca e  non saremmo mai andate insieme in vacanza a Favignana, dove poi ho incontrato quello che oggi è il padre dei miei figli. Tu chiamalo, se vuoi, destino.