L’interprete cinematografica Joan Copeland, che fu cognata di Marilyn Monroe ai tempi del suo matrimonio con lo scrittore statunitense Arthur Miller, ha rivelato che il tono sensuale e la pronuncia aspirata durante l’esibizione canora dell’ icona bionda per festeggiare il quarantacinquesimo compleanno dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy, furono dovuti, non tanto alla passione amorosa, quanto all’affanno dell’attrice di “Gli uomini preferiscono le bionde”.

Pare infatti, secondo l’interpretazione della sorella di Miller, che Marilyn si perse tra i corridoi del teatro, il Madison Square Garden, e quindi, per ovviare al notevole ritardo causato dal disorientamento, la corsa che fece per presenziare a quell’occasione particolare, con cui doveva omaggiare l’ amante di allora, J.F.K., la Monroe si procurò il fiatone.

Perciò giunse sul palco e cantò il celebre “Happy Birthday” del maggio del “62, con una inflessione tonale che fu intesa come un messaggio di intima sensualità, quando, invece, si trattò, più prosaicamente, di mancanza di respiro.

Ad ogni modo, al termine dell’ esibizione, il presidente Kennedy, che quella sera era apparso in pubblico senza sua moglie, raggiunse la Monroe sul palcoscenico e, pare, che le sussurrò di poter addirittura abbandonare la carriera politica, dopo aver udito le sue parole così pronunciate.