Continua la querelle tra Milly Carlucci e Maria De Filippi. Tutto è nato dalla nuova categoria “Social Tv” istituita nell’ambito del famoso Premio Regia Televisiva nel 2015. In finale se la contendevano “Amici” e “Ballando con le Stelle” ma, poco prima della proclamazione, era nato un vero e proprio attacco sul web partito dall’account @defilippi_M e dalla pagina “Trash Italiano” conto la Carlucci, additata per aver taroccato i voti.

Grazie a questa mossa la De Filippi si è, così, aggiudicata il premio beccandosi in automatico una denuncia per diffamazione da parte di Milly. La querela ha fatto scattare un’indagine e il pubblico ministero ha voluto sentire la versione dei fatti della stessa presentatrice di “Amici” per far chiarezza sull’accaduto. Maria, dichiarando di non aver nessuna tipologia di profilo sui social, ha smentito tutto, sottolineando la sua posizione anche in un comunicato stampa sul portale dei suoi programmi “Witty Tv”:

“Posso dichiarare qui come in Tribunale di NON essere la regista occulta di un bel niente. E tanto meno di essere indagata per questo tipo di accuse. Ho rispetto del mio tempo e ho altre priorità a cui dar spazio nella mia vita, che non dettare alle cosiddette web star, messaggi offensivi contro chicchessia”.

La De Filippi, quindi, si è dichiarata estranea ai fatti, pur conoscendo personalmente alcuni titolari di quelle pagine social perchè spesso presenti nelle platee o nei backstage dei suoi programmi. La conduttrice ha, inoltre, colto l’occasione per esprimere anche il suo punto di vista sul rapporto da avere nei confronti del web e dei commenti inevitabili che ne escono fuori:

“Sono convinta dell’importanza di combattere il cyberbullismo, ma penso anche che né Trash Italiano o il fake che porta il mio nome o altri profili similari, possano indurre nessuno al suicidio. Per esempio il fake con il mio nome, durante Sanremo, pubblicava una foto di me e di mio marito con scritto ‘Strani amori’, vista la presenza di Laura Pausini sul palco. Né io né mio marito abbiamo sentito l’impeto al suicidio. Io la penso così. So bene che sia lecito pensarla diversamente e tifo per la libertà di pensiero”.