E’ sabato 21 settembre 2013 e mentalmente mi sto preparando alla performance di 7 ore del mio dj preferito, Joseph Capriati, quando leggo sui social network la notizia della morte di Marco Trani, uno dei disc jockey italiani più noti e apprezzati in Europa, avvenuta a soli 53 anni in seguito a un’emorragia cerebrale.

Marco Trani inizia la sua carriera negli anni ’70 nelle discoteche dell’hinterland romano e nel 1978 all’Easy Going, locale di recente tornato alla ribalta grazie a un’abile campagna di rilancio. Presto Trani diventa uno dei dj più richiesti d’Italia.

Nel 1988 inizia ad affinare le sue tecniche di mixaggio utilizzando le nuove tecnologie (campionatori, potenti sound system ecc.) riuscendo a raggiungere i top clubs europei, tra cui il Ministry, il Fabric, lo Space.
Si dice che abbia fatto ballare come minimo 30 milioni di persone.

La sua morte ha toccato il mondo della notte, chi l’ha conosciuto personalmente come Fiorello, Cecchetto, Coccoluto e altri ancora, che a lui hanno dedicato status e tweet, ma anche chi, pur non avendolo mai incontrato, lo riconosce come pioniere, in un certo senso un “maestro”, come lo stesso Joseph Capriati, che sul suo Facebook scrive : “Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo di persona, ma se oggi in Italia abbiamo il culto della clubbing scene è sicuramente in buona parte grazie a lui. Addio a Marco Trani, DJ italiano per eccellenza. R.I.P.”.

Io non l’ho mai conosciuto purtroppo ma ho chiesto a Elisabetta Paseggini, la mitica Nuvola, di scrivermi due righe. Ne è uscito – come tiene a precisare lei stessa – “il pensiero di una voce fuori dal coro, non una dj, musicista, producer, eccetera, solo un’amica, che ha avuto il privilegio di conoscerlo e condividere con lui un pezzo di… Paradiso”.

Eccolo:

Ci siamo conosciuti intorno al 2000, era il consulente musicale di Gianni Fabbri allo storico Paradiso di Rimini. Non suonava sempre come resident, ma era il fedelissimo di Fabbri per tutto quello che ruotava intorno alla musica.
“Suonava” in molti club, italiani ed esteri, era un mostro sacro del mixaggio. Gianni si fidava solo di lui; la grande famosa console creata dall’architetto Gianni Gavioli e quasi unica al mondo (la gemella è all’Hollywood di Bardolino) era fatta su misura per Marco. Come faccio a sapere queste cose? Semplice, sono stata in quegli ultimi anni d’oro del Paradiso l’ufficio stampa per i grandi eventi, naturale conoscere e affezionarmi al romanaccio che non mi ha mai chiamato Nuvola ma Elisabbè; il suo saluto quando ci si vedeva nei pomeriggi prima dell’evento era: “ciao come butta? Che si dice a Milano? E io: “a Ma’, quando vieni a far girare la musica a Milano?” Aveva sempre una parola e un sorriso per me, anche se mi dicono, se non gli stavi troppo simpatico non te lo mandava a dire! Sarà per questo che Gianni lo stimava tanto…
Poi chiusa la parentesi di Fabbri (anche lui volato via), ci siamo persi di vista, e, quando da Coccoluto ho saputo che stava male, mi si è fermato il respiro, mi sono tornati in mente i momenti insieme, a parlare di musica, di questo o quel dj che suonerà, della vita, di Roma che anch’io amo tanto, delle battutacce con Cico (mio marito)…
Ciao Marco! Affacciati da quella nuvola e sorridi, da quaggiù noi ti vorremo sempre bene.
Elisabbè