Dopo aver macinato km in giro per l’Italia, tenendo la bellezza di 100 concerti in 8 mesi, Marco Ligabue è pronto per una nuova avventura, che parte dal singolo Una sosta dal mondo. Quest’ultimo anticipa il suo terzo album da solista (di prossima uscita), ma anche un tour estivo che andrà avanti fino a fine settembre. Sembra proprio che il fratello minore del Liga nazionale abbia trovato la sua strada, ma soprattutto un posto nell’affollato mondo della musica e del cantautorato.
Ecco cosa ci ha raccontato Marco su questo bel periodo della sua carriera.

Come nasce Una sosta dal mondo?
È un brano scritto all’inizio di quest’anno, dopo mesi meravigliosi in cui ho tenuto 100 concerti senza fermarmi mai. A fine dicembre, quando mi trovavo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, mi sono reso conto che non stavo scrivendo da un po’ e questo non è il massimo per un cantautore, però non era facile viaggiando, non avevo tempo e testa. Poi tutta questa bella esperienza ha dato i suoi frutti e nel giro di un mese, a gennaio, ho scritto 20 canzoni tra cui Una sosta dal mondo, che racconta la necessità di uscire ogni tanto dal binario del quotidiano, di avere davanti un foglio bianco tutto da scrivere.

Il pezzo è pieno di contaminazioni e vede la partecipazione del rapper Shade, ce ne parli?
Io e Shade ci siamo conosciuti un paio di mesi fa a Milano, nel corso di una cena con amici comuni. Abbiamo iniziato a parlare di musica e gli ho fatto ascoltare il provino della canzone, a lui è piaciuto e ci ha subito canticchiato un rap improvvisato sopra. Poco dopo ci siamo ritrovati in studio e il risultato è quello che potete ascoltare. Il rap è un genere che mi piace molto, perché ti permette di dire tante cose in poche parole e poi dà un tocco di modernità ai pezzi. Ho poi inserito anche un ritmo reggae, perché è un genere che amo e che rende molto dal vivo, permette alle persone di ballare e divertirsi.

Il tuo passato in una band quanto ti ha aiutato ad affrontare la carriera solista?
I dieci anni passati con i Rio sono stati fondamentali, perché mi hanno formato: ho imparato a lavorare in team, a conoscere le dinamiche di studio e sul palco. Oggi le cose sono diverse, anche perché c’è un bella differenza tra essere un chitarrista e un cantante, quindi certe esperienze ed emozioni le sto vivendo tutte sulla mia pelle. Ogni concerto è per me una sfida, soprattutto quando suono nelle piazze, perché mi trovo solo sul palco e devo cercare di fare in modo di trattenere il pubblico, non farlo andare via. Il fatto che ci stia riuscendo è una grande soddisfazione.

Sei quindi un musicista che crede nella forza del live?
Si, perché è lì che capisci se piaci alle persone e crei il zoccolo duro dei tuoi fans. In radio o in tv la presenza è invece limitata, perché dopo di te c’è subito un altro e non hanno il tempo di affezionarsi veramente a te. E io preferisco un fidanzamento a una storiella di una sera.

Che rapporto hai con la tv, che sul fronte musicale parla sempre di più la voce dei talent? Come vedi Manuel Agnelli nuovo giudice di X Factor? Tu lo faresti?
Mi piacciono canali come Sky Arte o Rai 5 che trasmettono dei bei documentari sulla musica e i grandi artisti, sono una bella occasione per approfondire. I talent hanno il pregio di far parlare tanto di musica, però non sono nelle mie corde perché danno spazio più agli interpreti che ai cantautori e io sono cresciuto con Francesco De Gregori, Rino Gaetano e Lucio Dalla, che si scrivevano le loro canzoni. Il fatto che Manuel Agnelli sia entrato nella giuria di X Factor penso sia una bella cosa, perché avrà modo di far sentire la sua voce indipendente, che viene dal rock. Per quanto mi riguarda chi lo sa, probabilmente se me lo chiedessero proverei, mi piace mettermi in gioco e penso di averlo dimostrato anche iniziando a fare il cantante a 40 anni.

Cosa pensi di servizi come Spotify che ti permettono di ascoltare la musica in streaming?
Posso averne solo un’opinione positiva, dato che hanno il pregio di farti scoprire di continuo nuovi mondi musicali. Io uso Spotify spesso e non so quante volte, cliccando sulle radio di uno dei miei artisti preferiti, mi sono imbattuto in altri che non conoscevo. Un tempo noi, per tenerci aggiornati, leggevamo le riviste musicali o andavamo a chiedere consigli al nostro negoziante di fiducia, mentre ora i ragazzi su internet hanno la possibilità di spaziare. È un bel modo per far crescere la musica e valorizzarla.

Come sarà la tua estate?
In giro a suonare, ho date fissate fino alla fine di settembre! Poi nel frattempo spero di pubblicare il mio nuovo album al più presto, in modo tale da portarlo con me durante i live.

Un piccolo sogno nel cassetto?
In questo periodo sto collaborando anche con Chicco Paglionico, un comico di Zelig con cui sto testando uno spettacolo di musica e cabaret: mi piacerebbe riuscire a mettere in piedi con lui un tour in piccoli teatri, magari con una ventina di date.