Marco Columbro è stato, di certo, uno dei protagonisti della televisione italiana degli anni Novanta grazie alla conduzione di varie edizioni di “Paperissima” e “Buona Domenica“, per non parlare di fiction seguitissime e rimaste nel cuore dei telespettatori italiani di tutte le età come “Caro maestro“.

Dopo essere stato colpito improvvisamente da un’aneurisma cerebrale il celebre presentatore è, però, finito inevitabilmente nel dimenticatoio tanto da scomparire dal mondo televisivo. In un’intervista per “Repubblica Tv” Columbro ha,così, ricordato gli anni dei suoi esordi in teatro e del suo exploit con Lorella Cuccarini:

Ho vinto 13 Telegatti, sono passato da un giorno all’altro dall’essere un emerito sconosciuto ad avere l’ufficio stampa di Canale 5 che mi telefonava ogni giorno. Come un’onda che ti travolge e inizialmente ti monti la testa. [...] Ho avuto come maestro Dario Fo, ho lavorato con lui e Franca Rame, ma ho tradito il teatro perché con quello non vivevo. Iniziai una trasmissione con Lorella Cuccarini, voleva che ballassi ma non ero capace. Lorella mi massacrava, otto ore in sala prove. Da lì nacque il nostro sodalizio, ci siamo divertiti molto e Antonio Ricci decise di fare Paperissima“.

Un successo strepitoso che, però, ha avuto un arresto improvviso dopo il suo malore e il coma che ne è seguito:

“Sono stato in coma 25 giorni, ricordo che sono svenuto in albergo, mi sono svegliato dopo un mese in sedia a rotelle in un centro di riabilitazione. Uscire dal coma è stata una rinascita, devi riapprendere le cose che sembravano acquisite. Dopo la malattia per la televisione sono morto. Mi sono dedicato al teatro, alla mia azienda di biologico e al mio resort in Toscana”.

Adesso Columbro è visibilmente rammaricato per una carriera televisiva stroncata in un batter d’occhio, ma l’affetto dei suoi fan di certo non lo abbandona:

“La gente ancora mi ferma quando mi incontro e mi dice: ‘Signor Columbro come sta? L’ho vista in televisione’. E io rispondo: ‘Ma cosa fuma? Sono 15 anni che non vado in tv!’. Questo affetto che il pubblico ancora mi dona è una cosa che da una parte mi stupisce e dall’altro mi fa un gran piacere”.