Molto spesso capita che dopo la conclusione di un programma televisivo, specie se un talent show, i protagonisti che hanno animato l’edizione spariscano nel nulla e la loro grande fama non sia altro che una mera illusione. Ma non è il caso di Manuel Foresta, nato a Salerno, che ha partecipato alla prima edizione di The Voice of Italy arrivando, grazie al voto del pubblico, alla soglia della semifinale come unico interprete maschile nel team di Raffaella Carrà.

Manuel ha realizzato un nuovo singolo, “Se fossi ancora qui”, scritto da Simone Baldini Tosi, prodotto artisticamente da Davide Maggioni per l’etichetta Rusty Records ed è il frutto di un lungo percorso di ricerca musicale. Noi di Leonardo.it lo abbiamo intervistato e insieme abbiamo analizzato meglio il suo primo vero lavoro da cantautore (leggete qui la nostra intervista esclusiva a Piero Pelù). Ecco cosa ci ha rivelato Manuel Foresta.

Com’è nato il brano “Se fossi ancora qui”?

E’ nato fondamentalmente da una ricerca, quella di suoni e canzoni che scrivo io e quelli proposti da altri autori. Ha una caratteristica che a me piace molto, quella di riuscire a mescolare suoni tradizionali, come il pianoforte o la fisarmonica, e suoni più contemporanei in stile beat ed elettronico.

Che messaggio vorresti trasmettere con questa canzone?

Vorrei far arrivare al pubblico una ricerca di suoni che mi possa contraddistinguere e che possa essere il mio biglietto da visita. Anche il testo ci piaceva molto, è semplice ed adeguato alla mia personalità. Mi rispecchia completamente. Si parla d’amore ma in modo non convenzionale. E’ un modo di parlare privo di cliché.

Dopo gli inediti “Déjà vu” e “Quello che sono” è la prima volta che ti confronti con il pubblico senza essere catalogato come il personaggio di un programma tv. Che emozione si prova?

E’ come se fosse la prima volta. C’è quella sorta di entusiasmo delle prime volte ma anche “ansia da prestazione”. Il confronto col pubblico è diretto, mi metto a nudo di fronte a loro e mi sottopongo al loro giudizio. Il talent l’ho fatto proprio per questo, per trovare contatti e farmi strada (leggete qui la nostra intervista esclusiva a Beppe Carletti dei Nomadi).

Parlando di talent, pensi che The Voice sia davvero un trampolino di lancio?

I talent possono rappresentare uno sgambetto che ti fai da solo se ti approcci al programma come se fosse un punto di arrivo. Non è il punto finale della gavetta e se inizi a pensarla così non raggiungerai mai nessun traguardo. L’atteggiamento deve essere quello di vederlo, invece, come un punto di inizio da dove partire con la propria gavetta personale. Io volevo trovare la mia strada e grazie alle persone che mi hanno aiutato ce l’ho fatta.

Cosa ne pensi del fatto che Suor Cristina abbia vinto un contratto discografico?

Io credo che ognuno, tramite il proprio canale, abbia qualcosa da comunicare agli altri. E’ un personaggio come tutti gli altri, ha un velo ed è una suora, un ragazzo con la barba e i capelli lunghi è un rocker. Suor Cristina ha semplicemente il suo canale ed è riuscita a far parlare dell’Italia in tutto il mondo. Qualsiasi tipo di utilizzo voglia fare del contratto discografico, è stata comunque una vittoria meritata.

Che progetti hai per il futuro?

Il progetto più grande è l’album che sto realizzando proprio adesso. L’idea di far uscire prima “Se fossi ancora qui” è dovuta al fatto di voler attirare un po’ l’attenzione sul mio nuovo lavoro. L’intenzione era quella di dire “Hey, ci sono anche io, ci sto lavorando e tra poco uscirà”. Queste saranno le caratteristiche dell’album, voglio riuscire a portare il mio punto di vista alle persone tramite le radio. E’ un percorso difficile ma io ci credo.

Vuoi darci qualche piccola anticipazione sull’album?

Certo. Per quasi tutte le canzoni ci sarà il melting pot delle due culture che si incontrano: ci si diverte, mi diverto io e affronto diverse tematiche. Alcuni brani sono scritti da me. Li vedo come un battesimo: metterle per la prima volta su un album ha un certo peso.

Hai tentato di partecipare a Sanremo. Pensi di volerci riprovare l’anno prossimo?

La verità è quando le programmi le cose non succedono mai. Con un album così e questo progetto che ho in cantiere è probabile che questa cosa riaccada. Se arriva sarà con molta semplicità. Quando l’ho sperato tanto nn è arrivato e ora ho un approccio un po’ diverso: se deve accadere accade, come ogni cosa nella vita.

Hai aperto concerti di importanti artisti italiani come Malika Ayane, Alex Britti, Raphael Gualazzi, Simona Molinari e Renzo Rubino. Come ricordi queste esperienze?

Sai, a casa mia ho una bacheca dove appendo fin da quando sono ragazzo i pass di tutti gli eventi a cui ho partecipato. A volte mi capita di voltarmi, guardare quei ricordi e mi dico “ma quando è successo?”. Sono state così belle come occasioni che hanno l’alone del sogno che accompagna i miei ricordi. Mi porto l’entusiasmo dentro, mi sono sentito come una spugna in grado di raccogliere da loro tutto quello che potevo. Sono stati prima di tutto delle persone, hanno cercato l’incontro con me e mi hanno dato molti consigli. E’ stata una vera opportunità di crescita per me.