Leonardo.it ha intervistato in esclusiva, anche su twitter, Stefano Chiarazzo, Brand PR & Social Media Manager. Curioso e appassionato di scrittura ha aperto a gennaio 2009 il blog pubblicodelirio.it, spazio di evasione dove segnalava e commentava ironicamente notizie vere ma incredibili, video divertenti e idee particolarmente creative di marketing e web 2.0.

Si definisce il papà di Social Vip, il primo osservatorio dei VIP italiani dello spettacolo sui social network, la sua ultima creatura è un libro, o meglio, e book: “Manuale per Vip su twitter”. Di seguito l’intervista di Leonardo.it proprio in merito a quest’ultimo lavoro.

Tu definisci twitter “un fenomeno di comunicazione e di costume”. Qual’è il punto di forza a livello comunicativo di twitter?

Se superi le difficoltà legate ad una usabilità meno intuitiva del nazionalpopolare Facebook ti rendi subito conto di quanto sia agile, veloce e ottimo per informarsi, informare e, perché no, costruire il proprio network e personal brand. Attenzione però, Twitter è un social media democratico: non conta (solo) chi sei ma soprattutto che cos’hai da dire.

In che senso lo definisci un fenomeno “di costume”?

Twitter è considerato sempre più il termometro dell’opinione pubblica sui fatti del giorno. Per alcune testate sembra infatti che un trend o un evento siano tali solo se sufficientemente discussi e commentati dal “popolo di twitter”. Sia offline che online proliferano inoltre le rubriche di “social-gossip”: una corsa al tweet per intercettare e pubblicare prima degli altri gli ultimi tweet o foto delle Star.

In che cosa si distingue da Facebook?

Rispetto a Facebook, il social network degli “amici”, di Ruzzle e del cazzeggio, Twitter mette al centro i contenuti, la sintesi e il “real time”. Fa viaggiare le notizie valorizzando le più rilevanti e permette di conoscere gente nuova con i tuoi interessi. Non so se si è capito, ma lo preferisco di gran lunga!

Chi, a tuo parere, tra i Vip ha davvero capito uno strumento come twitter e chi invece lo sfrutta nel peggiore dei modi?

Tra i migliori sicuramente Jovanotti, il big dello spettacolo più seguito, per l’ottimo bilanciamento tra uso personale e supporto dello staff. E’ vero che dialoga poco, ma si rivolge spesso ai fan sperimentando modi sempre nuovi di coinvolgerli. Due esempi: l’hashtag #jovatimeline con cui ha chiesto ai fan di raccontare in un tweet i ricordi legati a 25 anni di canzoni e il Twitter Party, un mini-evento in streaming per il raggiungimento del milione e mezzo di follower.

Tra i peggiori il secondo e terzo con più follower, Luciano Ligabue e Laura Pausini, perché non penso stiano cogliendo al meglio lo spirito di Twitter. Se il primo delega totalmente allo staff un account eccessivamente autopromozionale, la seconda principalmente riposta in automatico da Facebook. Entrambi gli approcci si concretizzano in un’interazione prossima allo zero.

E’ possibile, per una persona comune, diventare “popolare” se utilizza in modo corretto questo social network?

Con Twitter puoi farti notare grazie alle tue idee e alla tua personalità, costanza e capacità comunicativa. Visibilità e seguito crescono in base a quanto sei in grado di emergere dal flusso infinito di tweet generando retweet e conversazioni. Ma tutto questo non basta per diventare “popolare”: la consacrazione presso il grande pubblico arriva ancora dai cari vecchi mass media.