Sono passati tredici anni dall’ultimo lavoro televisivo di Kim Rossi Stuart. Lo ha confessato l’attore stesso durante la presentazione di Maltese – Il romanzo del commissario. “In questi anni ho tralasciato televisione e teatro per dedicarmi più al cinema, non solo come attore, ma anche come regista”. I buoni risultati sono arrivati, perché questo ritorno televisivo segna una prestazione più che degna di nota.

Metà anni settanta, Dario Maltese è un commissario di origini trapanesi a Roma da vent’anni, separato da una moglie americana e in perenne contatto telefonico con la figlioletta. Il suo migliore amico, nonché collega, viene assassinato in Sicilia, così decide di trasferirsi a Trapani per indagare. Verranno fuori ben presto intrecci con la criminalità organizzata, nuovi secretati accordi stato-mafia e una collaborazione con un giornalista locale interpretato da Francesco Scianna e una fotografa tedesca con il volto di Elisa Ripstein. Sulla pericolosa piramide di sangue e indizi da scalare svetteranno due criminali con i volti di Valeria Solarino e Enrico Lo Verso.

Otto episodi da 50 minuti proposti in quattro serate su RaiUno, in occasione della conferenza stampa svolta in Via Mazzini sono stati presentati in anteprima i primi due, in onda lunedì 8 maggio. La sceneggiatura, di fantasia, in realtà ha messo insieme un mosaico di riferimenti di cronaca dell’epoca, presentando questo commissario inedito come una summa di caratteristiche prese da tanti eroi e vittime della mafia. Nella regia di Gianluca Tavarelli, Maltese si muove tra le location di Trapani, Erice e dintorni ricostruendo una Sicilia poliziesca sulla sponda occidentale che risponde più direttamente all’immaginario di quella meridionale diventata celebre con Montalbano. Se la partenza è un action senza fiato al ritmo di rock anni settanta, retate e sparatorie girate utilizzando anche droni per le inquadrature più ardite, successivamente il ritmo si normalizza sul poliziesco in costume a rievocare luoghi e tragicità della Piovra.

Alla domanda sulla sua preferenza tra ruoli da cattivo e parti da buoni tormentati Rossi Stuart ha risposto: “Non ho preferenze. Preferisco alternare perché il lavoro ce lo permette. Non credo però al caso, e ho sempre avuto la sensazione che ci sia sempre un motivo legato a ciò che è necessario per me esplorare oggi. In un momento dove tutto sembra promuovere il male, questa possibilità di raccontare un eroe positivo è molto preziosa”. Scianna invece ha dichiarato di essersi ispirato alla figura di Mauro Rostagno, il giornalista vittima di un agguato in Sicilia a fine anni ottanta. “Quegli anni di Rostagno non li ho vissuti direttamente ma li ho studiati, per cui non so quanta verità ci fosse in più o in meno ai tempi e quanta oggi”. Ha risposto alla domanda sul suo pensiero intorno al mestiere di giornalista e all’onestà dell’informazione oggi. “Mi piace comprendere, essendo giovane, sognatore e appassionato. E voglio credere in un futuro e in un presente belli. Rostagno, come Falcone e Borsellino hanno perso la vita: i fatti contano più delle parole. Leggendo il giornale a volte vorrei che tornassero. Insomma, dovremmo darci tutti una svegliata perché stiamo vivendo un momento di sonnolenza. È disarmante. Bisogna lottare nella vita perché ce n’è una sola probabilmente”.