Lucy, il nuovo film di Luc Besson (Nikita, Il Quinto Elemento), nelle sale italiane da giovedì 25 settembre, ha un incipit folgorante: Lucy (Scarlett Johansson) è un’affasciante studentessa, ha 25 anni e vive a Tapei. Costretta dallo sbandato che frequenta a consegnare nella hall di un grande albergo una valigetta di cui ignora il contenuto, si trova coinvolta in un traffico di stupefacenti. Si sveglia operata allo stomaco: l’hanno trasformata in un corriere impiantandole nell’addome un chilo di una nuova e potentissima droga sintetica in cristalli blu, il C.P.H. 4; quando Lucy viene pestata dai suoi carcerieri, il sacchetto si rompe e il suo contenuto le si sversa nello stomaco. La ragazza assume una dose letale di droga e acquista progressivamente straordinarie capacità fisiche e mentali, arrivando a sfruttare il 100% del proprio potenziale neurologico. Ad aiutarla nel dare un senso a quello che le accade il prof. Samuel Norman, interpretato da Morgan Freeman. Nel cast anche l’attore sudcoreano Min-sik Choi, celebre per Oldboy di Park Chan-wook, e Arm Waked che tre anni fa aveva partecipato a Il pescatore di sogni di Lasse Hallström.

A mano a mano che le sue capacità mentali si accrescono, Lucy perde la sua umanità fino a trasformarsi in una fredda divinità: l’interpretazione della Johansson è più che convincente e ricorda in qualche modo il personaggio di Nikita, al cui strepitoso successo si lega quello di Besson come regista, che da ragazza instabile anche emotivamente diviene una killer spietata. Besson si muove sapientemente nel campo della fantascienza senza dimenticare scene d’azione nell’amata Parigi che sono il suo marchio di fabbrica, come quella di un inseguimento al cardiopalma o le sparatorie alla Leòn; gli effetti speciali sostengono degnamente le scene più spettacolari.

Eppure. Costato 40 milioni di dollari, il film ne ha già incassati oltre 350, ma è stato salutato dalla critica straniera come un film di puro intrattenimento, ma inconsistente. In effetti, la premessa narrativa, basata sulla falsa convinzione che l’essere umano usi solo l’8% delle sue capacità mentali, è estremamente affascinante (e difatti è già stata esplorata in pellicole anche recenti come Limitless con Bradley Cooper) e la prima mezz’ora del film è sorprendente, poi però l’ispirazione sembra esaurirsi e il film galoppa verso il finale senza scene memorabili, ma anzi prendendo una piega filosofico-didascalica che lo penalizza.