La prima parte di Lucignolo 2.0 di domenica 9 febbraio è dedicata a Raffaele Sollecito, che racconta la sua versione dei fatti dopo l’ultima sentenza del 30 gennaio che lo condanna a 25 anni di carcere che riassume così : “Ho una voglia immensa di tornare alla mia vita. Non so nemmeno se me la daranno mai questa possibilità”.

Raffaele ammette che era convinto di essere assolto durante l’ultimo processo:

“E’ impossibile descrivere la descrizione che si prova tra choc e impotenza, sembra impossibile riportare la verità a galla! (…) La gente non è informata sui fatti e giudica senza sapere sulla base di ciò che vede. (…) Abbiamo seguito tutto l’iter processuale. I dati di fatto dimostrano in maniera incontrovertibile che lui non era in quella stanza! (…) “Sono stato in isolamento per sei mesi, mi trattavano tutti con molto sdegno. Si sono visti arrivare un ragazzo, io, che era come se avesse una scritta in fronte: “colpevole”. Ti ritrovi in una stanza con il pavimento di cemento, davanti hai solo le sbarre. Passi lì ore e ore nella speranza che si accorgano dello sbaglio che hanno fatto. Provi a resistere. Solo che sei da solo e circondato da persone che hanno le loro convinzioni ovvero che tu sei il colpevoli. Vogliono solo chiudere la porta per sempre. Mi sono sentito spesso dire da tutti, giudici compresi, che se avessi dato un calcio ad Amanda, sarei uscito subito da questa storia. “Avresti dovuto prenderla a calci, tirarti fuori e continuare a vivere tranquillo, così”. Ma come avrei potuto comportarmi in quel modo con una ragazza di 20 anni che non mi aveva fatto nulla? Con quale coraggio e coscienza avrei potuto darle un calcio e lasciarla in pasto a tutti?”