Italia, 2018. Anno di grande dicotomia politica per il Bel Paese dove, a due mesi da elezioni politiche molto contrastate, ancora si arranca per la definizione di un governo stabile che metta tutti (o quasi) gli schieramenti vincenti d’accordo. Non sappiamo se tale incertezza, per usare un eufemismo, sia stata annusata o meno, ma sicuramente la distribuzione nelle sale di Loro 1 e Loro 2, opera ultima di Paolo Sorrentino, non poteva essere più calzante e pertinente con la nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi, riemerso per l’occasione sulla scena politica nostrana, incastonata in uno scenario di perseverante e preoccupante confusione economica e civica in cui versa l’Italia.

Loro 1 e Loro 2,  co-produzione italo-francese, usciti nelle sale a distanza di poco più di quindici giorni l’uno dall’altro sono parte di un tutto, imprescindibile nella visione, dedicato allo storico leader di Forza Italia e alla sua corrente e corte politica che ha guidato l’Italia per oltre 20 anni;  più che annoverarlo nella categoria dei film biografici, benché vi siano spazi nel racconto ben identificati per il Silvio marito/uomo e per la Veronica moglie/donna, e benché queste siano state le intenzioni del regista, ci piace pensarlo come film storico, contemporaneo e causticamente futuristico di cui Sorrentino ha dato una lettura unica nel suo genere. Perché ci piaccia o no Silvio Berlusconi è “Una storia italiana” come il suo fotoromanzo; perché ci piaccia o no è stato il paladino del nazional-popolare e della rivalsa del trash; perché ci piaccia o no è stato il nostro front-man internazionale per parecchi lustri e fonte di svariati mometi di imbarazzo verso i premier stranieri per i suoi atteggiamenti teatralmente burleschi. Perché ci piaccia o no è stato scelto dalla maggioranza degli italiani.

Loro 1 si focalizza principalmente sulla pletora dei vari personaggi, politici e non, di dubbia moralità che hanno costituito la sua schiera di pagetti e damigelle personali, la medesima che ha destato scandalo negli anni ma che, contestualmente, ha contribuito a creare il mito di Silvio, politico di successo e grande trombeur de femme che nel film diventa Lui. Il Lui, per il quale ministri di lunga data come l’onorevole Recchia (Fabrizio Bentivoglio) intonano versi poetici, anche se nell’ombra dei salotti romani trama un tradimento politico che verrà delato e non perdonato. Niente pruderie, quindi, dinanzi a scene esplicite di pasoliniana memoria, e orgiastiche per necessità narrativa in cui si vedono protagonisti il ruffiano Morra (Riccardo Scamarcio), la sua compagna Tamara (Euridice Axen) aiutati da una spregiudicata a e potente Kira (Kasia Smutniak) la favorita di Lui, a formare una scuderia di escort e starlette che come un corpo di armata inizieranno la propria marcia su e da Roma per approdare in Sardegna, accanto alla villa presidenziale, per attrarre la sua attenzione come le sirene di Ulisse in mezzo al mare.

In questa fase Lui, privo non per suo volere di impegni politici e aziendali, si impone di “fare il bravo” e tenta di ricucire il rapporto con un’algida Veronica, quella che legge i libri difficili e che avrebbe voluto vedere sulle reti Mediaset programmi culturali seri e non solo quiz; non sempre riesce a mantenere fede al suo impegno e si concede una sortita verso la Capitale per stare accanto a una giovanissima Noemi Letizia. Ma caparbio, torna in Sardegna, ci riprova e dedica alla sua Veronica canzoni neomelodiche accompagnato dal fido Apicella, le regala diamanti benché lei preferisca ricordare regali più personali come le pantofole fino a farla cedere in un tenero abbraccio sulla giostra del giardino della villa davanti alla performance di Fabio Concato, convocato per l’occasione a cantare Domenica Bestiale, la loro canzone. Su queste note cala il sipario della prima parte, lasciando lo spettatore dinanzi a sensazioni contrastanti e a una carrellata di scene in chiaroscuro, drammatiche e di non facile metabolizzazione ma con quel senso di attesa per la seconda parte perché è evidente che nulla è ancora compiuto e risolto.

Loro 2 si apre con una magistrale duplice interpretazione di Servillo che veste i panni di Silvio, imprenditore del Nord Ovest, e quelli di Ennio, imprenditore del Nord Est, due facce della stessa medaglia che si incontrano e completano al centro della scena attraverso un dialogo motivazionale nel quale Ennio ricorda a Silvio la sua bravura e genialità ad arrivare dove altri non avrebbero potuto: dalla scalata immobilitare di Milano 2, quando il mercato delle case in Italia era in crisi, alla costruzione del più vasto impero mediatico d’Europa fino alla nascita di Forza Italia.

Saper vendere, ma soprattutto svendere, è stato uno dei punti di forza del Cavaliere che ama spesso ricordare di essere il primo venditore della sua azienda. L’Italia sta attraversando uno dei suoi innumerevoli momenti di crisi politica, dominato da una sinistra poco robusta e a Silvio bastano solo sei senatori da portare dalla sua parte per ribaltare la situazione e ritornare protagonista della scena politica. Il pathos narrativo cresce sempre più fino a esplodere e a concretizzarsi in tutta la sua magnificenza in una telefonata, totalmente casuale, di Silvio verso una casalinga con la quale si finge un consulente immobiliare: è lì il suo vero banco di prova, soprattutto verso se stesso per confermare al suo ego che è ancora capace di vendere e di regalare un sogno sulla base del niente, ma solamente facendo leva sui bisogni di rassicurazione e i desideri più reconditi delle persone comuni.

Se fossimo stati a teatro, avremmo applaudito a scena aperta. Da lì il gioco è fatto: Silvio scende di nuovo in campo, portando dalla sua i magnifici sei di cui abbisogna la sua squadra. Silvio c’è, è tornato in tutto il suo splendore di seduttore e latin lover e ora che ha avuto la conferma del suo rinnovato potere può smettere di fare il bravo e cominciare a  organizzare di nuovo i suoi baccanali a Villa Certosa con le signorine messe a disposizione dal suo vicino di casa Morra, per le quali dispone un ciondolo ciascuno a forma di farfalla, simbolo di appartenenza al Cavaliere. Malgrado la sua rinascita, però, non può sottrarsi dinanzi alla rivelazione di una delle giovani escort che lo accusa di essere un vecchio patetico e accomuna il suo alito a quello del nonno e per questo decide di abbandonare la Villa. Non può neanche sottrarsi dal confronto con Veronica che, partita per un viaggio a piedi alla volta dei templi cambogiani, torna per lasciarlo definitivamente. È forse questo uno dei momenti più intimi e personali del film: a parlare sono un uomo e una donna al tramonto della loro storia dove le recriminazioni su cosa siano diventati hanno la meglio sui ricordi di una vita costruita e passata insieme. È l’inizio di uno sgretolamento e di un’agonia personale e politica che farà crollare tutto; come il terribile terremoto del 2008 che colpì il centro Italia e che ha lasciato tutti noi come naufraghi alla deriva.