Un vecchio ubriaco sta dormendo sul sedile posteriore di un’auto, improvvisamente viene svegliato da degli scossoni alla macchina. Esce fuori e scopre che una gang di latinos sta cercando di rubare le ruote della sua limousine, cerca di dissuaderli a parole ma viene colpito da uno degli uomini. A quel punto quell’anziano signore tira letteralmente fuori gli artigli e uccide uno ad uno i componenti della banda, in uno scontro cruento in cui viene centrato anche dalle pallottole esplose da un membro della gang. Inizia così Logan, ultimo film dedicato a Wolverine, in cui vediamo per la prima volta sullo schermo il tramonto di uno dei super eroi più amati della Marvel. Il personaggio, interpretato da Hugh Jackman, è lontano anni luce dalla rappresentazione dura e selvaggia di X-Men le origini – Wolverine, primo film dedicato interamente al mutante dotato di artigli e scheletro di adamantio. 

L’azione è ambientata nel 2029, un futuro molto simile al nostro presente, un futuro in cui Logan è diventato un autista di limousine, vecchio e zoppicante, che tossisce e si ubriaca per non sentire i troppi dolori lasciati da una vita da super eroe che ormai appartiene al passato. Oltre a guidare Logan accudisce il suo padre spirituale, il professor Xavier (Patrick Stewart), anch’egli vecchio, malato di Alzheimer e non più capace di controllare i suoi poteri. Non diremo altro sulla trama per evitare di togliere il gusto della scoperta del film diretto da James Mangold, lo stesso regista dietro la macchina da presa di Wolverine – L’immortale.

Quel che invece possiamo dire è che Mangold e gli sceneggiatori danno vita in questo ultimo capitolo della saga di Wolverine ad un ritratto tra i più credibili e potenti dell’eroe creato da creato da Len Wein e Herb Trimpe. Un supereroe fatto di carne e sangue, a cui la vita ha tolto tutto ma che è pronto a tornare a combattere per difendere il mondo e le nuove generazioni. James Mangold non è nuovo a mettere in scena degli eroi anziani e stanchi, lo fece in modo profondo e sorprendente in Cop Land (1997) in cui per la prima Sylvester Stallone si mostrava al pubblico ingrassato di 30KG, invecchiato e sordo da un orecchio.

Ma il merito della riuscita di una caratterizzazione di Wolverine così umanizzata e profonda va attribuito non solo a regista e sceneggatori ma anche a Hugh Jackman, che riesce a regalare un’interpretazione memorabile, dando una caratterizzazione al suo personaggio che rimarrà a lungo nell’immaginario dei fan del genere supereroistico.

Una nota finale sui combattimenti: sono tra i più cruenti in assoluto tra quelli presenti in un film di super eroi, tanto duri e realistici da aver fatto classificare il film con il divieto ai minori di 18 anni negli Stati Uniti.